Oggi il voto sulla relazione finale della Commissione d’inchiesta sulle banche. Il tema dei controlli sulle banche italiane è stato fin dall’inizio uno dei punti fermi (e spinosi) di questa campagna elettorale. I casi della Carige di Genova e di Monte Paschi di Siena sono infatti solo la punta dell’iceberg di un sistema che necessita evidentemente di maggiori e diversi controlli. Come emerso dai lavori della Commissione d’inchiesta, presieduta da Pier Ferdinando Casini.

La relazione finale, presentata dal vicepresidente Mauro Maria Marino, è stata approvata a maggioranza e le sue conclusioni sono chiare: Bankitalia e Consob si sono dimostrate poco attente.

«Nello scenario che ha caratterizzato l’ultimo decennio, l’esercizio dell’attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace», si legge appunto nella relazione di maggioranza. E prosegue: «la Commissione è giunta a ritenere che in tutti i sette casi [di crisi bancarie oggetto di indagine] le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio». Sono emerse «oggettive debolezze nella collaborazione e nello scambio reciproco di informazioni rilevanti tra i due organismi». Da qui la necessità di «garantire costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le Autorità di vigilanza nazionali. […] Appare opportuno valutare la previsione di allargare a Banca d’Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf e quindi, tra l’altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni».

M5S, Forza Italia e Pd, per limitarci ai gruppi più rappresentativi, sembrano concordare sul fatto che il contrasto ai reati finanziari richiede personale inquirente dotato di competenze specifiche e sofisticate, così come giudici dotati di una particolare preparazione in materie finanziarie. Dunque servirebbero sezioni specializzate a livello delle procure e dei tribunali distrettuali, con Forza Italia e Pd che arrivano anche a indicare la possibilità di un coordinamento presso una procura nazionale. I Cinquestelle, che nel loro documento politico, annunciano un’analisi molto scrupolosa e netta delle responsabilità degli ultimi anni, propongono anche l’adozione di un set di regole più puntuali per definire i criteri di passaggio da società finanziarie o banche a incarichi pubblici, con la definizione di un quiet period, e l’istituzione di un fondo strutturale per rimborsare i risparmiatori traditi in caso di misselling. Proposta solo di M5S è la “nazionalizzazione” di Bankitalia e della Borsa Italiana. Il Pd chiede poi con le sue proposte la ricostituzione della Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario anche nella prossima legislatura, mentre FI chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare permanente di Vigilanza sul sistema bancario e finanziario, oltre a un’agenzia di rating europea, la separazione delle banche commerciali dalla banche d’affari (punto comune con M5S), l’introduzione di uno “statuto speciale” per gli specialisti in Titoli di Stato e il potenziamento dello staff del Tesoro.

Una richiesta a gran voce di intervenire sugli organi di controllo quindi da parte di tutte le principali forze politiche impegnate nella campagna elettorale. Un’attenzione che si è sviluppata in seguito ai principali scandali finanziari di questi anni, che hanno gradualmente fatto perdere fiducia ai cittadini sia nei confronti degli istituti di credito sia dei controllori.

Uno dei casi più celebri (e controversi) è il terremoto che ha investito Banca Carige, terremoto che i risparmiatori stanno scontando tuttora: nel 2017 la banca ha infatti richiesto un nuovo aumento di capitale, ha avuto di nuovo bisogno di chiedere soldi agli azionisti per la terza volta in quattro anni. Cos’è accaduto a Carige?

Banche in sofferenza. La vicenda Carige

Per fornire una risposta esaustiva, bisogna seguire il percorso tortuoso dei fiumi di denaro che attraversarono la banca per vent’anni e che, nella maggior parte dei casi, si sono formati al suo interno per poi sfociare in mari sconosciuti, senza che nessuno intervenisse tempestivamente. Carlotta Scozzari, giornalista economico-finanziaria di Businnes Insider Italia e autrice del blog Economica-mente, nel suo saggio-inchiesta Banche in sofferenza. La vera storia della Carige di Genova (coedizione goWare ed Edizioni Epoké) traccia questi flussi di denaro e riporta gli atti giudiziari del processo Carige, che ha visto sul banco degli imputati (tra gli altri) lo storico ex presidente della banca, Giovanni Berneschi, che per due decenni ha gestito indisturbato il denaro dell’istituto.

Riportiamo qui di seguito la prefazione di Marco Preve, giornalista de «La Repubblica».

«L’agenda personale di Giovanni Berneschi, che nel decennio precedente al suo arresto fu uno degli uomini più potenti del sistema bancario italiano, è rimasta fuori dal processo che lo ha visto condannare per la truffa a Banca Carige, l’istituto di cui era il presidente. In quell’agenda accanto a decine di nomi famosi erano affiancati nomi di sconosciuti. I primi erano quelli di politici, questori, magistrati, giornalisti, imprenditori, vescovi, funzionari di Stato, che chiedevano al presidente della banca l’assunzione di qualche parente, amico, conoscente.
Basterebbe questo retroscena a spiegare perché, quando il dossier dell’ispezione di Bankitalia si diffuse e poco tempo dopo Berneschi fu arrestato, la pubblica opinione fu sorpresa, scioccata, traumatizzata da tali vicende.
In un mondo normale non avrebbe dovuto esserlo. Perché se Carige non fosse stata una banca dove le parti politiche godevano del diritto divino a nominare dei propri rappresentanti, se la magistratura avesse saputo o voluto cogliere la gravità dalla situazione da un’inchiesta della finanza che dieci anni dopo sarebbe diventata la base per l’ondata di arresti, se una larga parte dell’imprenditoria priva di affidabilità non avesse ottenuto crediti e fidi milionari, se Bankitalia fosse stata meno distante per così tanti anni, se un certo giornalismo si fosse dimostrato reattivo perlomeno allo stesso modo in cui sapeva ricevere i sempre ben accetti cadeaux natalizi, insomma, se ognuno avesse fatto la propria parte, lo scandalo Carige si sarebbe verificato con un decennio di anticipo.

E oggi, forse, quei segnali di allarme avrebbero evitato o comunque ridotto la portata di altri strazi bancari, oggi in Toscana e Veneto, domani chissà dove.
Perché i segnali c’erano tutti, bastava volerli vedere.
Ed è quello che fa oggi con il suo libro Carlotta Scozzari. Con un valore aggiunto: quello della doppia lettura.
Bisogna, infatti, ricordare al lettore come, abitualmente, nel mondo dell’informazione i settori che trattano economia e finanza e quelli che affrontano invece la cronaca giudiziaria siano nettamente distinti.
Accade quindi che, quando un soggetto finanziario come una società o una banca, appunto, incappi in qualche guaio con la giustizia, ad occuparsene diventi un’altra sezione del giornale, come se la banca in questione fosse un’entità diversa da quella di prima. È inutile sottolineare come questo tipo di atteggiamento impedisca di volta in volta di intuire e raccontare senza peli sulla lingua i sintomi di un malessere non ancora deflagrato ufficialmente, e quando invece lo scandalo è scoppiato e viaggia nei corridoi delle procure, la limitata conoscenza degli aspetti tecnici riduca la capacità del cronista di capire la reale portata della situazione e inquadrare nella maniera corretta gli eventi.
Carlotta Scozzari unisce la profonda conoscenza della materia economico finanziaria con il piglio, e il distacco e la curiosità del cronista di giudiziaria.
Ecco, così, che il racconto dell’inchiesta, del processo e delle ultime burrascose vicende di Carige si affianca all’analisi tecnica , alla critica delle strategie dell’istituto, alle spiegazioni circa determinate scelte e alle prospettive che si aprono o chiudono nell’immediato futuro.
È un libro che ha un respiro nazionale perché la recente storia di Carige la potete ritrovare, con poche variabili, nelle cronache di questi mesi. Alla fine sono sempre storie di poteri che, se è vero che puntavano allo sviluppo del territorio, al sostegno alle aziende, alla nascita di nuove imprese, lo è sicuramente molto di più che lungo questo percorso hanno prima caricato a bordo i loro interessi e quelli degli amici degli amici, e spesso quegli obiettivi virtuosi sono rimasti mete mai raggiunte.
Carlotta Scozzari ci disvela, senza forzature ma con il semplice, disarmante, puzzle dei verbali e delle testimonianze, quei banchieri ed affaristi in gessato per quel che sono: l’eterna macchietta italica dell’arraffone.

Uomini che gestivano i milioni, anzi i miliardi dei risparmiatori e delle imprese, per i loro maneggi si parlavano al telefono con il linguaggio e i soprannomi degni dei film di Totò e Peppino, si abbassavano a traghettare denaro nei paradisi fiscali come i cumenda cialtroni delle commedie di Sordi.
Per alcune settimane, quando Berneschi venne scarcerato, ho pensato che avrebbe avuto un sussulto di dignità. Lui che quando era al massimo del potere neppure mi rispondeva quando cercavo di ottenere risposte su alcuni affari e rapporti che intratteneva, una volta caduto in disgrazia era diventato assai più abbordabile. In un paio di telefonate delle sue, con la foga che ne hanno fatto un personaggio particolare sulla scena dei banchieri, mi promise che avrebbe fatto cadere delle teste, avrebbe raccontato tutto, avrebbe rivelato retroscena clamorosi.
Cos’è successo invece? Berneschi si è difeso, ha provato a indirizzare il mirino della procura sul suo storico nemico, il cavalier Flavio Repetto che fu presidente della Fondazione Carige, ma alla fine non ha rivelato un bel niente. Le sue erano promesse da banchiere. Le rivelazioni gli sarebbero costate chissà quante alte grane. Cercherà di salvare il salvabile negli altri gradi di giudizio, proverà a limitare economicamente le perdite e poi terrà per sé i suoi segreti. Che poi rimangono segreti solo per chi non li vuol vedere.»

dalla Prefazione di Marco Preve a Banche in sofferenza di Carlotta Scozzari, Edizioni Epoké, 2017, pp. 11-13

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