Che cosa ti accadrebbe se rimanessi sveglio dopo la mezzanotte? E se ti accorgessi di un battito dentro al petto di un cane di pezza? Forse ti capiterebbe quello che è successo a Sara, la protagonista di questa storia, che ha pagato a caro prezzo la sua curiosità, imbattendosi in streghe malefiche, scimmie parlanti e bambini invecchiati; viaggiando attraverso foreste infinite e grotte ricolme di tesori, a bordo di carretti puzzolenti o tra gli artigli di uccelli giganteschi. Questa favola segue il ritmo delle lancette di un orologio e ci trascina in una terra sospesa nel cielo stellato, in un altrove fantastico dove sogno e realtà si confondono. Di seguito, per i lettori di edizioniepoke.it un excerpt del terzo capitolo.

 

La lampada ormai era spenta, ma la luna splendeva bianca e piena proprio davanti agli occhi di Sara, fuori dalla finestra.

La bambina accarezzava Tripod, ripensando senza sosta alla storia che le aveva appena raccontato il nonno. Le venne un’idea: sarebbe potuta restare sveglia fino a mezzanotte e vedere se le streghe sarebbero arrivate davvero! Avrebbe infranto la promessa che aveva fatto al nonno, ma sarebbe stata un’occasione unica per scoprire se le sue storie erano vere.

Scese dal letto e spalancò la finestra. Si sedette sul davanzale e fece sedere Tripod accanto a lei. La luna illuminava la strada tranquilla, e ogni cosa proiettava lunghe ombre nere: gli alberi, le macchine, le altre case. Sara non aveva paura, perché in fondo non credeva davvero che sarebbero passate le streghe.

Continuò a riflettere e a immaginare, finché i suoi occhi non cominciarono a chiudersi.

“Resta sveglia!” sibilò a se stessa. Si voltò per guardare l’orologio: erano le dieci e quarantanove.

“Ancora un’oretta” cercò di convincersi.

Il sonno si avvicinò di nuovo, e ancora la bambina si riscosse ancora dal torpore per guardare che ora fosse: le undici e ventidue minuti.

Ma il sonno arrivò una terza volta, e Sara si appisolò tormentata dal venticello fresco che entrava dalla finestra.

Cra! Cra!

Si svegliò di soprassalto. Erano davvero arrivate le streghe? Scrutò la strada deserta e il cielo nuvoloso. La luna filtrava tra le nuvole, e sotto i suoi raggi azzurrini tutto pareva tranquillo, ma la bambina sentiva una forte inquietudine dentro di sé.

Un fruscio improvviso le fece voltare la testa di scatto: tra le fronde di una palma si stava muovendo qualcosa. Sara afferrò Tripod e lo strinse forte: la paura era arrivata di colpo, ed era talmente forte da impedirle di muoversi.

Improvvisamente un corvo nero schizzò fuori dalle fronde della palma e le passò davanti volando. Il cuore di Sara pareva aver smesso di battere dal terrore, ma il corvo se n’era già andato. Era solo un piccolo corvo, comunque, e il nonno aveva detto che le streghe erano corvi grandi quanto persone.

La bambina si voltò per guardare che ora fosse: le undici e cinquantanove minuti. Meglio lasciar perdere, tornare a letto e non scoprire mai se il nonno dicesse la verità. Del resto, lui aveva detto che le streghe scendevano sul mondo una notte ogni tanto, e magari quella sera sarebbero rimaste sulla Terra della Notte.

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