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Luigi Podestà

Titolo: Luigi Podestà
Autore: Alberto Boschi e Claudio Pagetto (a cura di)
CollanaPagettoArte
Anno: 2017
ISBN: 978-88-99647-78-0
Prezzo: 22,00 €
Acquistabile esclusivamente presso la galleria PagettoArte (via Girardengo n. 85-87) fino al 20 dicembre 2017, in concomitanza con la mostra antologica.

Il volume nasce come catalogo dell’omonima mostra (25 novembre – 20 dicembre 2017) organizzata dall’associazione Novinterzapagina presso la Galleria PagettoArte di Novi Ligure. Curato da Claudio Pagetto e Alberto Boschi, prosegue la collana PagettoArte, una vera e propria “galleria” dell’arte novese del ‘900.

A quasi 50 anni dalla morte, il catalogo e la mostra celebrano lo storico pittore “Gigi” Podestà. Nato a Novi il 1 marzo 1892, la cui vita artistica fu strettamente legata ad altri pittori novesi dell’epoca, primo fra tutti Beppe Levrero. Podestà si inserisce compiutamente nella tradizione novecentesca dei paesaggisti novesi. Le opere ospitate dal catalogo rappresentano la sua poetica, mostrando l’ampia varietà dei suoi soggetti e dei luoghi più significativi della sua pittura: i dintorni novesi, i paesaggi campagnoli e gli interni rustici, le nature morte.

Luigi Podestà

Luigi Podestà nasce a Novi l’1 marzo 1892 e vi muore il 4 settembre 1968. Non si conoscono precise notizie circa i suoi inizi artistici se non come “frescante” di chiese. Lavora con i Morgari e i Gambini, peregrinando in tutta Italia.
Nel 1944, dopo la morte della moglie, si dedica completamente alla pittura di cavalletto, che svolge en plein air e nel suo studio di via Gramsci (allora via del Collegio), luogo che diventa nel tempo stesso anche punto d’incontro e confronto tra vecchie e nuove generazioni. Per queste ulti­me, Podestà resta un grande maestro di vita, e le sue grandi qualità poetiche, soffuse di malinconia, traspaiono dai suoi quadri.
La sua pittura, inserita nel filone del Novecento italiano, con una poetica che va da Tosi a Rosai e, per l’ultimo periodo, sensibile alla lezione di De Pisis, è sempre costruita con una plasticità che in alcuni casi ricorda anche Sironi e Rouault, pittore da lui particolarmente amato. Lezioni, queste, intuite più che approfondite, studiate attraverso le poche immagini circolanti in quegli anni.
Podestà trova comunque una sua autonomia, tutt’altro che ingenua, che lo contraddistingue tra i pittori della sua generazione. Oltre i suoi paesaggi vanno ricordati i vasi di fiori e i mirabili interni, in special modo quelli dipinti tra il 1945 e il 1950.
L’amicizia con Levrero nasce in quel periodo, con le lunghe chiacchierate sull’arte e lavo­ri eseguiti in compagnia. Si ricorda una notevole «Cucina povera» dipinta da Levrero nello studio dell’amico Podestà. Ogni qualvolta Levrero ritorna da Torino non manca mai di passare a vedere gli ultimi lavori dell’amico, che contraccambia la gentilezza facendogli trovare qualche tela di juta preparata a gesso, veri tesori in quei difficili anni post-bellici. Con la sua esperienza di frescante, su invito del poeta Gigi Bailo, Podestà aiuta Domenico Cantatore nella preparazione dello spolvero e delle tinte per un affresco alla Cappella Bottazzi nel cimitero di Pozzolo Formigaro. Poche sono le mostre di Podestà, artista schivo e isolato.
La sua prima personale risale al 1950, al Circolo Ilva, con presentazione di Beppe Levrero e in modo ampio nel settembre 1966, a cura del Comune di Novi, presso l’asilo Garibaldi, con presentazione di Angelo Daglio.
È presente alla collettiva dell’Accademia Urbense di Ovada nel 1965, al premio Santhià nel 1966 e alla Quadriennale Nazionale di Torino nel 1968. Nel 1983, a cura della Biblioteca Comunale di Serravalle Scrivia, gli viene dedicata la sua prima e unica mostra postuma, presentata da Franco Contorbia.

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