Il caso dei mancati rimborsi non sembra nuocere alla corsa verso il 4 marzo del MoVimento 5 Stelle: nella settimana in cui è esploso lo scandalo dei parlamentari che annullano i bonifici al fondo per le piccole e medie imprese, il movimento guidato da Luigi Di Maio guadagna intenzioni di voto. Secondo il sondaggio di Index Research, reso noto giovedi scorso, il 27,6% degli elettori sarebbero intenzionati a votare per il M5S alle politiche del prossimo 4 marzo. Una settimana fa, quando il caso non era ancora esploso, erano al 27,3: lo scandalo dei rimborsi in pratica fa guadagnare lo 0,3% ai pentastellati.

Perde consensi, invece, il Partito Democratico: attualmente al 22,8%, registra un – 0,7% rispetto a una settimana fa. Quasi lo stesso saldo passivo dell’intera coalizione del centrosinistra, che è al 27,2%, mentre l’8 febbraio era al 28. Perde lo 0,1%, attenstandosi al 5,9, Liberi e Uguali di Pietro Grasso. Quasi identici, invece, i numeri della coalizione di centrodestra, che si attesta al 37,5%.

La campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle e soprattutto l’immagine di integrità dei suoi candidati non pare quindi scossa dallo scandalo tutto interno giornalisticamente denominato “rimborsopoli”, nonché dai tre casi di militanza nella massoneria. Il candidato premier Luigi Di Maio promette il loro allontanamento dal partito e intima agli eventuali eletti di rinunciare al seggio. E i sondaggi dimostrano che questo è bastato a mantenere la credibilità pubblica dei pentastellati.

Quali sono le ragioni del successo del M5S?

A questa domanda intende rispondere Maria Elisabetta Lanzone, postdoctoral research fellow presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova e chercheur associé presso l’Università di Nizza, attraverso il volume Il MoVimento Cinque Stelle. Il popolo di Grillo dal web al Parlamento, Edizioni Epoké – Saggi.

Come scrive nella prefazione al volume Fulvio Venturino, professore di Scienze politiche e sociali presso l’Università di Cagliari:

«Muovendo dalle teorie elaborate dalla scienza politica per lo studio dei partiti e utilizzando gli strumenti messi a punto dalla ricerca sociale (interviste, sondaggi, esplorazione di dati aggregati), Lanzone fornisce al lettore un resoconto più aggiornato rispetto a lavori analoghi. Soprattutto, fa uso di informazioni inedite sugli atteggiamenti degli iscritti, raccolti per mezzo di un sondaggio online; sulle caratteristiche dei candidati, ben 1.486, alle elezioni primarie del dicembre 2012 per la selezione degli aspiranti parlamentari; sulla dislocazione territoriale e sul numero di iscritti ai Meetup.
Per quanto impostata teoricamente e basata su una larga messe di informazioni, l’esposizione rimane accessibile anche a non specialisti. Il libro merita perciò l’attenzione tanto del professionista della ricerca politica che del lettore interessato ad una descrizione non banale delle vicende italiane. Nessuno dei due resterà deluso da una lettura utile e piacevole».

Riportiamo di seguito un estratto dal saggio, che si sofferma sull’organizzazione del movimento, per comprendere se realmente è così diverso dai partiti tradizionali.

L’organizzazione del MoVimento 5 Stelle: un primo quadro

Sono trascorsi circa vent’anni da quando un partito del tutto nuovo ha fatto il suo ingresso nell’arena politica italiana. Nel 1994 fu Forza Italia a presentarsi alle elezioni nazionali come outsider ottenendo il 21% dei consensi e affermandosi come partito più votato. Nel 2013 è stato il turno del Movimento 5 Stelle. Alla sua prima prova elettorale nazionale il partito di Beppe Grillo ha raggiunto il 25,6% dei voti, si è attestato come seconda forza partitica del paese, dietro alla coalizione Pd-Sel, risultando addirittura primo come singolo partito. Il quadro politico della XVII legislatura è risultato scompaginato dal nuovo partito dotato di caratteristiche inedite.
Forza Italia si era velocemente insediata nel vuoto lasciato dai partiti della Prima Repubblica. Il Movimento 5 Stelle invece può essere inserito nel contesto del declino dello stesso berlusconismo. Il suo percorso è iniziato nel 2005 con la creazione dei primi gruppi locali e con il successo ottenuto dal blog personale di Beppe Grillo. Contrariamente a Forza Italia (che era stata creata nel corso di pochi mesi con lo scopo di partecipare, da subito, alle elezioni politiche nazionali) il Movimento 5 Stelle ha ottenuto il proprio successo dapprima in ambito locale (comunale e regionale), per poi aggiudicar-si una rappresentanza in Parlamento. Il percorso dalla dimensione locale a quella nazionale può indurre ad accostare l’esperienza del M5s a quella della Lega Nord, nata nel 1989 come fusione di diverse esperienze locali, avviate già nel 1983 in Veneto. L’analogia tra M5S e Lega Nord si ferma però allo sviluppo strutturale e alla diffusione territoriale dei due partiti, perché gli scopi dei due soggetti politici sono molto differenti.
Nove anni separano l’ideazione del nuovo progetto politico dal suo ingresso nelle istituzioni nazionali: un periodo relativamente lungo, durante il quale il M5S ha avuto modo di organizzarsi sul territorio, di consolidare il proprio peso elettorale e di affrontare le prime trasformazioni della propria struttura interna. L’evoluzione del M5s tra il 2005 e il 2014 permette di tracciare un primo bilancio in merito alla sua organizzazione, comparata con i maggiori modelli teorici che sono stati descritti nel primo capitolo.
La descrizione generale dell’organizzazione del M5s si riallaccia a quattro tendenze tipiche dei partiti contemporanei: 1. l’ibridazione delle strutture interne, maggiore rispetto ai modelli teorici tradizionali; 2. la personalizzazione della leadership; 3. l’utilizzo innovativo dei media come strategia di comunicazione – mobilitazione; 4. la struttura multidimensionale, che genera contraddizioni tra ricerca di autonomia e necessità di dipendenza dei differenti livelli.
Se questi sono i tratti comuni verso i quali sembra tendere la maggior parte dei partiti contemporanei (non solo in Italia), vanno individuate le peculiarità del M5s e le caratteristiche che lo differen-ziano dagli altri soggetti.
In questo capitolo conclusivo analizzeremo le implicazioni per la teoria sulle organizzazioni partitiche e l’impatto sul sistema politico italiano prodotte dall’affermazione del M5s. Infine, presenteremo alcune ipotesi per ricerche future, necessarie per completare il quadro legato all’evoluzione del progetto politico del M5s.

Il MoVimento 5 Stelle e la teoria delle organizzazioni di partito

Appurato che il M5s è un partito nuovo, sviluppatosi in piena armonia con alcune tra le più diffuse tendenze generali che contraddistinguono la maggior parte dei partiti contemporanei, è possibile rintracciare le sue principali caratteristiche strutturali nel quadro teorico sulle organizzazioni di partito. Possiamo riepilogare gli aspetti salienti di ognuna delle tre facce organizzative del M5s per arrivare a delineare l’organizzazione nel suo complesso.
Sul versante on the ground il partito mostra peculiarità interessanti almeno per tre ragioni: 1. l’utilizzo innovativo del web 2.0, che ha permesso l’iniziale organizzazione dei gruppi locali; 2. la capacità di coniugare queste strategie innovative con quelle più tradizionali; 3. una membership relativamente autonoma dal centro e con caratteristi-che eterogenee.
Per il M5S internet ha funzionato come uno strumento organizzati-vo prima ancora che di comunicazione e di mobilitazione. Grazie alla rete dei Meetup, già nel 2005 numerosi cittadini accomunati dagli stessi interessi hanno avuto la possibilità di accogliere l’invito lanciato dal blog di Grillo, iniziando a organizzarsi sul web e a scambiarsi opinioni. Da lì ha preso avvio la costruzione del progetto politico dei gruppi locali, seguendo un percorso capace di coniugare sin dall’inizio strategie innovative con forme di partecipazione più tradizionali, come le assemblee degli attivisti e gli incontri sul territorio. Dopo l’iniziale contatto via web, tutti i referenti locali intervistati hanno dichiarato di avere iniziato precocemente a organizzare riunioni face to face e a costruire una fitta rete di rapporti con il territorio. Internet ha continuato a funzionare come strumento organizzativo, ma le sfide alle quali sono andati incontro hanno obbligato i gruppi locali a dotarsi di strutture di carattere tradizionale. Le attività svolte a livello locale, il numero di ore dedicate a queste stesse attività e la dedizione nei confronti dell’organizzazione-partito accostano l’esperienza del M5s a quella di altri partiti. Il recupero di aspetti tipici dei pressoché scomparsi partiti di massa (accanto ad altri più innovativi) riconferma come la nascita del M5s resti legata alla crisi degli stessi partiti tradizionali, al calo dei loro iscritti e alla perdita di centralità nel ruolo partecipativo dei militanti.
I gruppi locali hanno intrapreso un percorso che precede l’ingresso del partito nelle istituzioni nazionali; ciò ha loro permesso di fare crescere un’organizzazione territoriale parallela e in larga parte autonoma rispetto ai vertici (soprattutto nella fase compresa tra il 2005 e il 2009, e ancora in parte tra il 2009 e il 2012). Questo lento e graduale organizzarsi dei gruppi locali ha prodotto una membership certificata con criteri differenti sui vari territori, foriera di importanti conseguenze sul futuro assetto del partito.
La faccia in public office probabilmente si discosta meno da quella dei partiti tradizionali: le caratteristiche sociologiche degli eletti sono molto simili a quelle consuete di coloro che presentano la propria candidatura per la conquista di una carica pubblica. Sono invece differenti le modalità con le quali i candidati del M5s sono stati scelti: anche in questo caso a influenzare il loro ruolo all’interno del partito è l’utilizzo di internet. Inoltre non dobbiamo dimenticare che si tratta generalmente di candidati senza esperienze politiche pregresse: è un aspetto che ha una ricaduta sulla natura dei rapporti con le altre facce organizzative, soprattutto con quella in central office. Come abbiamo avuto modo di rilevare, quest’ultima è abilmente in grado di controlla-re l’attività degli eletti.
Proprio il central office si contraddistingue per la totale assenza di strutture intermedie assimilabili a quelle dei partiti tradizionali: non esistono comitati direttivi o organi di segreteria, al di sotto del leader Beppe Grillo. A questo livello il partito è l’emanazione per eccellenza di una nuova organizzazione personale, costruita attorno alla popolarità del proprio leader e fondatore. Una struttura verticistica che apparentemente mal si coniuga con l’autonomia che i gruppi locali hanno conquistato nella fase di creazione locale del M5s.
A una prima lettura, il modello organizzativo del M5s mostra tratti fortemente contraddittori. La ricerca ha fatto emergere da un lato la rivendicazione di un’autonomia da parte dei gruppi locali, con una debole certificazione dello status di membro, e dall’altro una leadership nazionale forte e ben identificata nella persona di Beppe Grillo, che ha prodotto un controllo diretto sul corpus nazionale degli eletti.
Da questo punto di vista possiamo rintracciare nell’organizzazione alcuni tratti tipici dei movement party descritti da Kitschelt (2006). Possiamo però ritenere che allo stato attuale il partito di Grillo abbia completato la propria fase di transizione da movimento a partito, non solo dal punto di vista del proprio peso elettorale, ma anche sotto l’aspetto organizzativo. Pur mantenendo importanti peculiarità, il suo assetto interno tende oggi molto di più verso strutture partitiche che movimentiste. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2009 (definito pre-fondativo) il M5S ha attraversato una fase assimilabile a quella di un movement party caratterizzato da investimenti minimi e graduali in strutture organizzative locali con una significativa peculiarità, rispetto ai partiti tradizionalmente intesi al livello della membership. I gruppi locali si erano caratterizzati per la mancanza di una definizione formale del ruolo dei propri iscritti, tipica proprio dei «partiti che non abbandonano i movimenti» ai quali fa riferimento Kitschelt (2006: 277). Al momento di affrontare la prima prova elettorale nazionale (dicembre 2012), la leadership del M5s è stata in grado di chiamare a raccolta i propri membri e di avviare una procedura unitaria di certificazione, per determinare lo status di iscritto al partito nazionale; tale passaggio ha annullato di fatto il valore della mera adesione a un gruppo locale, come condizione sufficiente per partecipare ad alcune importanti decisioni interne al partito. Come abbiamo sottolineato in più occasioni, questa azione si concretizza nell’iscrizione (tramite un documento d’identità) al sito web ufficiale del M5S. Una procedura che consente l’accesso alla piattaforma di votazione online, dopo un periodo di prova all’interno del partito e prima dell’abilitazione alla piena partecipazione.
Il modello del movement party appare, però, inadeguato a descrive-re il percorso complessivo compiuto dal M5S. Riteniamo più adatto inglobare nella descrizione organizzativa del presente caso una dimensione stratarchica, la quale accomuna il progetto politico ideato da Grillo a un esempio di partito in franchising, molto simile allo schema teorizzato da Carty (2004).
L’approccio sottolinea la sempre maggiore autonomia di ciascuna faccia, con caratteristiche differenti per ogni unità organizzativa, rispetto ad un centro identificato da un simbolo unitario simile ad un brand. Nell’interpretazione di questo schema, che contraddistingue ormai molti partiti contemporanei, dobbiamo considerare soprattutto la natura dei rapporti tra l’imprenditore politico che mette a disposi-zione il marchio e coloro che intendono utilizzarlo a livello periferico. Spesso si è preferito interpretare questa dimensione stratarchica come un passaggio da strutture rigide e verticali ad altre più fluide e orizzontali, senza considerare nei dettagli gli aspetti che riguardano i singoli casi. Il modello delineato da Carty poco o nulla dice in merito alla natura del contratto di franchising che viene stipulato tra il partito e i suoi aderenti. Anzi, lo stesso Carty sottolinea che termini e modalità di questo accordo possono variare enormemente da caso a caso, generando partiti in franchising con organizzazioni molto differenti. Riteniamo, perciò, possibile coniugare l’aspetto di una leadership personale e verticistica, sicuramente presente nel M5s, con quello di un partito stratarchico che si è diffuso sul territorio grazie all’iniziativa di un centro che ha messo a disposizione un marchio unitario, generando una relativa autonomia (talvolta anche involonta-riamente) delle proprie rappresentanze locali.
I termini dell’accordo sono rintracciabili nei documenti ufficiali, nei quali almeno quattro clausole formali sanciscono i legami tra il promotore del nuovo progetto politico (Grillo) e coloro che hanno deciso di aderirvi: 1. lo statuto del partito stabilisce che Grillo debba restare il solo proprietario del marchio; 2. l’unico strumento decretato a diffondere informazioni ufficiali circa la linea politica e organizzati-va del M5s è l’indirizzo internet del blog registrato a nome dello stesso Grillo; 3. la certificazione della membership avviene esclusi-vamente tramite l’iscrizione al sito ufficiale, così come la partecipa-zione alle decisioni interne al partito, tramite regole ben determinate e talvolta esclusive; 4. lo staff dei gruppi parlamentari viene nominato dallo stesso Grillo secondo quanto previsto dal codice di comporta-mento che gli esponenti del M5s sottoscrivono al momento della presentazione della propria candidatura.
Quali conseguenze derivano da questo modello? Prima di tutto, esso costituisce un ibrido organizzativo (Bardi, 2006) lontano dalle caratteristiche distintive dei grandi partiti del Novecento. L’ibridazione è una tendenza tipica dei partiti contemporanei, che conduce a rapporti sempre più controversi tra le tre facce organizzative (Raniolo, 2013). In secondo luogo, la crescente multidimensionali-tà produce un certo grado d’instabilità nell’assetto globale del partito, obbligandolo a repentini adattamenti delle proprie strutture, in funzione delle frequenti sfide ambientali.
Nel presente quadro l’utilizzo di internet, a tutti i livelli, è, oppure diviene, lo strumento maggiormente innovativo sul fronte dei rapporti (delineati come controversi) tra le tre facce organizzative. Esso è in grado di: 1. far dialogare i differenti livelli sui quali il partito si articola; 2. abbattere i costi dell’organizzazione centrale e periferica, e mobilitare delle risorse; 3. consolidare la volontà di partecipazione degli aderenti sulla quale il partito ha costruito da subito la propria retorica; 4. funzionare da collante per mantenere unita la struttura; 5. controllare con un metodo centralizzato le modalità con le quali vengono prese le decisioni interne.
Senza dubbio la novità principale è correlata all’utilizzo intensivo delle nuove tecnologie; sarebbe però semplicistico considerare il M5s solamente come il «partito del web». Ciò vorrebbe dire ritenere il suo sviluppo esclusivamente basato sulla diffusione di internet e ancora di più individuare una piena armonia nel funzionamento delle tre facce organizzative del partito, che si sono sviluppate grazie a questo strumento. Il web 2.0 rappresenta il mezzo pressoché esclusivo utilizzato dalla leadership nazionale per comunicare con l’esterno, oltre che lo strumento organizzativo interno che è stato messo a disposizione di iscritti ed eletti per dialogare, e senza il quale il progetto politico del M5s non avrebbe potuto nascere. Il successo elettorale del partito è, però, stato ottenuto offline. E ancora fuori dalla rete internet si giocherà il suo consolidamento, dal momento che sia gli eletti sia i semplici iscritti lamentano i limiti delle stesse modalità di comunicazione. Pertanto gli strumenti online continuano ad essere utilizzati dal centro per controllare la base, mentre i gruppi locali preferiscono mantenere un’organizzazione differenziata sul territorio, rivendicando quell’autonomia conquistata quasi dieci anni fa, che è riuscita, in parte, a sfuggire al controllo centralizzato del partito al momento della sua costituzione come forza politica nazionale.
Siamo di fronte a una sorta di meta-partito, caratterizzato da un’organizzazione locale parallela a quella nazionale: una sorta di partito all’interno del partito che ha assunto un peso importante non soltanto in merito alle politiche locali, ma anche in relazione ad alcune decisioni in grado di influenzare la scelta dei candidati nazionali e di stravolgere gli equilibri tra i vertici e gli altri livelli organizzativi. Per questa ragione il M5s resta un partito instabile, il cui destino dovrà essere valutato sul lungo periodo, sulla capacità del web 2.0 di mantenere il proprio ruolo di collante e sugli adattamenti ai quali andrà incontro soprattutto la sua faccia on the ground.

M. E. Lanzone, Il MoVimento Cinque Stelle. Il popolo di Grillo dal web al Parlamento,
Edizioni Epoké – Saggi, 2015, pp. 159-166

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