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Si è sempre in tempo per Natale

Era una notte buia, pericolosa, brulicante di bestie feroci e spiriti maligni… o forse no. Forse i rumori della foresta erano dei topini che cercavano qualcosa da rosicchiare oppure dei cerbiatti che cercavano il latte dalla madre. Forse gli alberi che brillavano grazie alla coltre di neve sui rami rimanevano tali anche quando la luce scompariva. Forse gli spiriti non esistevano, né maligni né benigni. Forse la luna era un’amica che ci raccontava delle storie e delle leggende perché ne sapeva tante, era là da tanto tempo e ci guardava. Nel bosco camminava un uomo, non aveva paura, anzi si sentiva a suo agio, trovava di che sfamarsi e di che vestirsi, era padrone del fuoco e della luce. Camminava svelto ed era inquieto. Pranko, questo era il suo nome, pensava a quella mattina, quando fu svegliato presto dalla compagna, che gli aveva...

Mentre si fa sera

Amalia pensò di uscire a comprare dei fiori. Le sei del pomeriggio del 24 dicembre, con la loro surreale calma e con il buio non ancora rischiarato dal calore della famiglia, ma solo a tratti illuminato dalle luci intermittenti dell’albero, dovevano certamente essere esistite da qualche parte nei romanzi di Virginia. E se anche ciò non fosse stato vero (non lo ricordava ma non era importante in quel momento) era sicura che fossero esistite da qualche parte nel suo modo di sentire. Aveva dunque, per un attimo, giocato a confondere se stessa con Mrs Dalloway. Dalla finestra della cucina, comunque, si vedeva che il fioraio era ancora aperto. Nel paesino dove erano nati i suoi genitori, e dove da quarantotto anni trascorreva il Natale, i negozi sarebbero stati aperti fino a tardi quella sera. Era sempre stato così e lei lo sapeva...

Last Christmas

Notte tra il 24 e il 25 dicembre 1990. Nebbia fitta, di quella che bagna ogni cosa, che intride tessuti e legno, rendendoli fradici. – Non si vede una minchia, stasera. E che ci stiamo a fare qua fuori se non si vede una minchia? – Vincenzo Perrone sbuffò, facendo fatica a distinguere il proprio fiato. – Quanti gradi abbiamo? Il Primo Aviere Marco Bonetti osservò il termometro della garitta: – Meno cinque. – Minchia! Bonetti sbuffò: – Sempre con ‘sta minchia! Perrone, hai rotto i zanetti. – Pra, non te la prendere: è un modo di dire. Cosa sono i zanetti? – Sono i maroni, Perrone, le palle! – Si strinse nella giacca termica. – Facciamo un giro? – Massì, che ci scaldiamo un po’. Sono tutto intirizzito. Da dove partiamo? – Dalla recinzione. Poi antenne, accessi al bunker, piantoni e, infine,...

Viva la vida!

Correva l’anno 2005 ed era il mese di novembre. Mancava poco più di un mese a Natale. Non sapevo bene cosa avrei desiderato come regalo quell'anno. Pensavo che mi sarei potuta meritare tutto, ogni cosa volessi, ma intanto ciò che avevo perduto nessuno me lo avrebbe potuto donare; oppure esattamente l’opposto, non meritavo niente. In fondo ero riuscita a dispensare un quantitativo ingente di lacrime a molti amici, parenti, proprio quelli cosiddetti stretti, mamma e papà compresi. L’avevo fatta proprio grossa, sì! E ancor più grossa l’avevo fatta a me stessa. Una vita finita, tranciata, senza più aspettative, senza più luce. Finito, finito tutto, era quello che pensavo. Piangevo. Quante lacrime ho versato per quel Natale. Lacrime per tutto il dolore che avevo nel cuore, lacrime per le lacrime viste, sentite e tenute...

Renne di tutto il mondo, unitevi!

A Rovaniemi tirava aria di burrasca. Gli elfi avevano visionato tutte le letterine pervenute, costruito e confezionato tutti i regali, la magica notte si stava avvicinando, mancava solo una settimana. C’era però un’agitazione mai vista prima da quelle parti, un’agitazione che potremmo definire “sindacale”. Le renne erano scese in sciopero e picchettavano i laboratori dì giocattoli e le rimesse delle slitte. Era stata una renna di nome Carla ad aver sollevato le colleghe spingendole a ribellarsi. – Amiche, colleghe, compagne, è ora di alzare forte i nostri bramiti! Siamo sfruttate e private di ogni garanzia. Pensate solo alla sicurezza, ci tocca volare con tutti i climi, ci tocca planare su tetti ghiacciati e non abbiamo nessuna forma di risarcimento in caso di infortunio sul lavoro. Per un anno intero siamo tenute a...

Buon Natale, Capitano Vallone!

Nella stanza c’era un dolce tepore che invitava a rimanere nel letto. Una luce d’emergenza nel bagno rischiarava appena il pavimento nel vano della porta. Nell’aria non c’erano profumi. Qualche leggero rumore proveniva dalla strada e dal mondo esterno che ormai si era svegliato. Gabriele era sdraiato nel letto a occhi aperti, per il momento non aveva nessuna intenzione di alzarsi. Stava vagando con la mente lontano da tutti quei pensieri che avrebbero potuto risvegliare il dolore, renderlo consapevole della propria condizione. Dopo anni era diventato esperto in questo modo di gestire la mente, riusciva a nascondere in profondità la sofferenza e parte dei sentimenti. Ma quel giorno in particolare sembrava fatto apposta per fargli rievocare i ricordi di cui aveva paura. Una mano terribile e impietosa che aveva dietro lo sterno cominciò...

Seguite l’esempio del Redentore: bevete Citronspriz!

Seguite l’esempio del Redentore: bevete Citronspriz! Concedetevi un miracolo! Lo spot telepatico mi solleticò la corteccia cerebrale. Aumentai i livelli del cerebrovallo ed esclusi tutte le comunicazioni pubblicitarie. Fino a quando gli hacker a libro paga di Printemps non fossero riusciti a forzare i nuovi filtri. Poco male: dopo pochi minuti gli stessi hacker avrebbero provveduto a passare, sottobanco, alle multinazionali degli antivirus le chiavi per ristabilire l’equilibrio. Pochi istanti per un download protetto e tutti i cervelli sarebbero stati al sicuro. La faccenda era un po’ più complessa per gli Arturiani che dovevano fare un download per ognuno dei loro sette cervelli. Problema degli Arturiani, pensai, e trasmisi alla monoweehl il nuovo obiettivo. Nulla di impegnativo: trovare l’ultimo profumo di Goslow per...

Jin-Be Jin-Be

Miti, credenze, leggende. A volte l’immaginazione si intreccia con la realtà e ne vengono fuori racconti belli e divertenti. Tutto questo potrebbe piacere a chi si occupa di favole per bambini. Io, invece, non inseguo fantasie, ma solo fatti reali. Da vero scienziato, io mi baso solamente su reperti scientifici. E siccome il mio lavoro è il paleoantropologo, cioè lo studioso degli uomini vissuti nel lontanissimo passato della nostra civiltà, mi interesso dei resti di ominidi, cioè degli antenati umani. Lo avrete capito, sono nientemeno che il famosissimo Nunzio De Bufala, lo scopritore dell’Homo Curvus. Sì, proprio quel primitivo che amava la natura molto più di noi, ricercava la pace e l’armonia della propria tribù e cercava di condividere le proprie importanti scoperte, come il fuoco e il linguaggio, con le altre specie, più...

La donna con la stella

Non sono a favore del buonismo, sono a favore dei buoni sentimenti, quelli sinceri, vivi, che ti scaldano il cuore e ti ridanno fiducia nell’essere umano. Non tutti i giorni, però, capitano episodi speciali che li concretizzano, questi buoni sentimenti, anzi sono rari, sempre più rari. Lo preciso perché quello che sto per raccontare può sembrare scritto ad arte, anche se così non è. È un giorno feriale della settimana prima di Natale. Sto facendo un po’ di spesa al supermercato. Mi aggiro tra panettoni, addobbi, spumanti, candele, salmoni, dolcetti e torroni. Sono senza carrello, mio marito, che è un tipo sistematico, è andato nel reparto acque minerali. Meglio mettere le merci ingombranti sul fondo e quelle più piccole e leggere a galla. Ho una bracciata di queste piccole cose e avanzo curiosando quando una donna mi...

Il gufo della Valle degli Ori brulicanti

Lassù nella Valle degli Ori brulicanti, nessuno sapeva perché si chiamasse così, nemmeno il vecchio Isidoro che di anni ne aveva ormai 102 (e sì che lui di albe e tramonti ne aveva visti crescere e calare), dicevamo, lassù nella Valle degli Ori brulicanti esisteva una piccola fattoria («cascina» la chiamava quel vecchio brontolone di Isidoro, «che fattoria è un nome da cittadini») con attorno verdi pascoli e poco giallo grano; nella cascina viveva la giovane Eudora, figlia unica e diletta di mamma Giulia e papà Onofrio. Fuori, giusto dirimpetto alla casa, c’era un grande e maestoso abete: era davvero bello, i suoi aghi verdi color “occhi belli” erano conficcati a forza tra i rami marroni e l’albero si protendeva, immenso e austero, verso l’azzurro del cielo impreziosito dai raggi dorati del sole. Eudora aveva un sogno: far...