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Dal libro L’audace colpo dei soliti ignoti

A Ovada si aggira il fantasma di una suora che chiede ai passanti se sappiano indicarle Piazza dell’Impero. La notizia venne riportata dal settimanale l’Ovadese due anni fa che segnalava questa inquietante presenza in via Voltegna.
Non si tratta di un evento raro. Storie di presunti fantasmi nella nostra zona ne abbiamo a bizzeffe, come lo spirito di Suor Costanza al Castello di Montaldeo, o la legione segnalata nottetempo avanzare verso il Forte di Gavi, un esercito di morti che risale la pianura nelle notturne nebbie.
Novi è particolarmente prolifica nell’avvistamento di spettri, fantasmi e altre inquietanti presenze. In Via Paolo da Novi, a Palazzo Durazzo, è stato più volte segnalato il fantasma del Generale Barthélemy Catherine Joubert, che nell’androne di quel palazzo morì il 15 agosto 1799. Il primo aprile di alcuni anni fa Novionline uscì con la notizia che il fantasma del Generale francese era stato addirittura immortalato dalla webcam del sito dell’amministrazione comunale, ma dalla data della notizia è facile capire che si trattava di uno scherzo che fece molto discutere in città. Poco distante, al Parco Castello, si aggira il fantasma di un cavaliere senza testa, con tanto di armatura e cavallo.
In Via Gramsci, nei pressi di vicolo Misericordia, da tempo vengono segnalate voci, urla, rumori di catene e ogni altro elemento del classico repertorio di un spettro che si rispetti. Lì, nei sotterranei della Chiesa della Misericordia, resiste da tempo la cripta della Confraternita Orazione e Morte, dove per secoli furono ammassati i resti dei suicidi, che non potevano riposare in terra consacrata, e dei condannati a morte. «Questi scantinati, profondi sui cinque metri, sono composti da parecchie sale, con corridoi e cunicoli, una specie di labirinto. Le sale erano e sono piene di migliaia di scheletri di cadaveri, in giro per i corridoi era coperto di teschi rotti o bucati, segno che tanti erano i morti nella battaglia di Novi, francesi e austriaci – anche perché in giro c’erano lembi di stracci e qualche bottone». Così racconta Luigi Piras (uno dei pochi ad esserci entrati, negli ultimi 100 anni) nel suo imperdibile libro Quattrocento pecore nere.
Strane presenze dal passato che affiorano ogni tanto anche sulla stampa locale. Fantasmi veri (per chi ci crede) o presunti che da sempre affollano le nostre strade, buoni per un racconto ai bambini nella notte di Ognissanti. O no?
Gira da tempo la voce di un fantasma senza testa che si aggira per il Parco Castello a Novi Ligure. Così il sito Fantasmi e Misteri∗, che si occupa di raccogliere segnalazioni di avvistamenti spettrali, riporta la diretta testimonianza di un gruppo di ragazzi novesi: «Un cavaliere senza testa, armato di tutto punto, sopra a un bellissimo cavallo bianco compì, proprio come narra la leggenda, due giri intorno al castello scomparendo poi nel nulla. Corsi dai miei amici per raccontargli ciò che mi era capitato, guadagnando solo una serie di insulti e di battutacce tipiche di chi non crede a tutto ciò che si allontana dal normale; partimmo poi alla volta di qualche pub, ero molto emozionato (se così si può dire), ma feci finta di niente per non rischiare di rovinarmi la serata… che purtroppo riservava altre inquietanti sorprese».
«[…] Appena giunti alla periferia di Novi, la macchina si spense costringendoci a sostare sul ciglio della strada; appena ci fermammo le portiere si chiusero ermeticamente e il cavaliere ricomparve, questa volta al cospetto di tutti, e fece due giri intorno alla macchina per poi sparire nel nulla, proprio come aveva fatto nei pressi del castello… sconvolgente! Essendosi materializzato molto vicino a noi, in questa circostanza riuscii a scorgere alcuni particolari che mi erano sfuggiti nell’apparizione di mezz’ora prima. Sull’armatura era scritto con qualcosa di molto simile al sangue: ‘VI a capella niger’. (riferendosi forse a qualche sorta di coro gregoriano tipico dell’epoca ma forse considerato pagano perché composto di persone di colore… questa, anche se poco plausibile è l’unica spiegazione riuscitami!)».
In ultimo è arrivato l’avvistamento lungo le strade della Merella, vicino alla cascina Federica, dell’ombra di un monaco che si aggira nottetempo per le strade della frazione novese.
L’avvistamento è documentato da un sito di indagini su avvistamenti paranormali attraverso delle fotografie inviate dai testimoni dell’apparizione.
Ma a Novi nel corso della storia abbiamo avuto ben altre fugaci apparizioni.
Nel 1842, un giovane Goffredo Mameli soleva passare i giorni d’estate a casa della cugina Caterina Ristori, nella salita Bricchetta. Forse lì ricevette l’ispirazione per il patrio Inno?
Molte apparizioni risalgono al tempo in cui l’aeroporto di Novi era un po’ più frequentato di oggi. Nell’Agosto del 1918 vi fece scalo il biposto guidato dal Capitano Natale Palli, con a bordo Gabriele D’Annunzio, diretto a Vienna per l’epico lancio di 50mila volantini sulla capitale austriaca.
Nel 1938 all’aeroporto di Novi arrivò il Maresciallo Pietro Badoglio, invitato ad una battuta di caccia dal Conte Raggio.
Nel 1947 vi fece scalo Evita Duarte Peròn, moglie del Presidente Argentino. Nell’occasione, venne ritratta con in braccio un bambino di quasi un anno: si trattava niente popò di meno che di Gianni Malfettani, che poi diventerà Consigliere Comunale e Assessore.
Non possiamo non ricordare, parlando di apparizioni, il “pusu di angerèini” (così era detto a Novi) o ruota degli esposti, che era presente vicino alla porta dell’ospedale San Giacomo, in via Cavour. Si trattava di una porticina girevole, in cui era possibile, dall’esterno, abbandonare un neonato. Poi un veloce giro di ruota, e il bambino “appariva” all’interno dell’ospedale, e la madre poteva allontanarsi senza essere vista. La ruota degli esposti, che tanti orfani fece apparire, salvandoli da più misero destino, venne chiusa nell’ormai lontano 1879. Oggi resiste il muro in cui era presente la ruota, ma nulla ricorda la sua antica presenza: non sarebbe una cattiva cosa mettere lì una targa commemorativa.
Non solo apparizioni, ma anche sparizioni. A distanza di 29 anni ancora non si sa che traccia abbia fatto Ali Hussein Senussi, un libico sparito da Novi nel maggio del 1986. Aveva preso alloggio all’albergo Amedeo di vicolo Cravenna a Novi (dove oggi sorge l’omonima casa di riposo) e un bel giorno sparì, lasciando nella sua stanza documenti, effetti personali, una pistola a tamburo con matricola abrasa e 25 pallottole. Nel 1991 fu processato e condannato contumace per porto abusivo di arma da fuoco a un anno e mezzo di reclusione, ma di lui nessuna traccia. Chi era, che cosa faceva a Novi con una pistola, che fine ha fatto? Mistero.
Ben più tragica, anche se non misteriosa, la sparizione del 12enne Massimo Misquezzo, avvenuta il 15 dicembre 1943. Negli anni tragici della guerra, nella Novi occupata dalle forze nazifasciste, la benzina ormai introvabile valeva come l’oro. Nella collina che sta dietro l’ospedale fu costruita una enorme struttura, che tanti ancora oggi chiamano “bunker”, adibita a deposito militare di ingenti quantità di carburante. Spesso capitava, non per caso, che un rubinetto si aprisse e la benzina fluisse copiosa nel Rio Gazzo, che attraversa tutta Novi anche se ormai in percorso completamente sotterraneo. Nel borgo della lavandaie (oggi via San Giovanni Bosco) i Novesi erano sempre pronti ad accorrere, al primo odore di carburante, per riempire bottiglie e pentoloni. Per frenare il fenomeno le autorità naziste, incapaci di trovare i sabotatori, emisero un divieto di raccolta acque dal Rio Gazzo, pena la morte. Massimo Misquezzo venne sorpreso da una pattuglia tedesca mentre con una bottiglia pescava la benzina dal Rio, e venne falciato da una raffica di mitra. Aveva 12 anni, e fu il primo novese a morire per colpa dell’occupazione nazifascista. Un paio di anni fa il Consiglio Comunale di Novi ha approvato la proposta di intitolare una Via a Massimo Misquezzo.
Ma torniamo a più allegre (e recenti) apparizioni. Nel corso della scorsa infuocata campagna elettorale per il Sindaco di Novi, così ben raccontata nel libro La bocca asciutta da Lorenzo Robbiano, furono moltissime le apparizioni in Città. Da Iva Zanicchi a Ignazio La Russa, da Vittorio Feltri a Renato Brunetta. Tutti a sostenere (inutilmente, visti i risultati) il candidato del centro destra Gigi Moncalvo.
La più gustosa apparizione della campagna elettorale fu senza dubbio quella del principe-ballerino-cantante Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia (questo il nome completo), figlio di Vittorio Emanuele e di Marina Ricolfi Doria, nonché nipote dell’ultimo re d’Italia Umberto II di Savoia. Il Principe a Novi cercò di raccogliere voti ma non gli andò granché bene: curioso l’episodio che vide protagonista un anziano, seduto sulle panchine in via Girardengo. Alla consegna del materiale elettorale da parte del candidato, avrebbe risposto “Io per voi, ho già votato: nel 1946, quando vi abbiamo mandato via!”, riferendosi al referendum monarchia – repubblica svoltosi il 2 giugno 1946.
Ma non è stato il primo episodio che ha visto protagonista la nostra Città e la casa Savoia. In epoca fascista, la piazza della stazione vedeva al suo centro, al posto della fontana, la statua del Re Vittorio Emanuele II che oggi è visibile nel chiostro della biblioteca in via Marconi.
Un giorno passò per la stazione di Novi un treno con la carrozza reale, che trasportava il Re Vittorio Emanuele III. Alla fermata di Novi, il Re ricevette i saluti del Podestà della Città, che lo invitò a scendere dal treno dicendogli: “In Piazza c’è Vostro Nonno!”, riferendosi in maniera poco chiara alla statua, nella speranza di farlo scendere… ma non servì. Il Re diniegò l’invito dicendo: “Se c’è già lui, allora posso andare…”

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