Serve fortuna – 16 Marzo
Ecco il secondo capitolo del romanzo Serve fortuna nuotare di Roberto Gastaldo!
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16 Marzo
Stavolta esco e non mi metto a correre, il che almeno mi evita di sentirmi ridicolo correndo su un giro di cinquanta metri se va bene e indossando dei jeans. E meno male che porto sempre scarpe da ginnastica anche per andare in ufficio.
Comunque stavolta non cerco di allenarmi, cerco di vedere se riconosco tra i miei compagni d’aria qualcuno degli attivisti che sono stati fermati insieme a me, cosa non facile, dal momento che dire che la mia memoria fotografica non è un gran che è un eufemismo. Come se questo non bastasse li ho visti veramente per poco tempo, non credo sarei in grado di riconoscere nessuno, a parte la ragazza che ho cercato di difendere e che sicuramente non è qui, dato che siamo in un carcere maschile. E allora cerco lombrosianamente di identificare qualcuno che abbia l’aspetto che attribuisco ad un attivista di Ultima Generazione, aspetto che, se mi fosse chiesto, non sarei assolutamente in grado di descrivere.
Sto pensando a tutto questo e mi dico che le mie possibilità di riuscita sono davvero poche quando un gruppo di quattro persone sedute su uno dei gradoni attira la mia attenzione. Li fisso per un po’ di tempo, sperando che qualcuna delle loro facce mi risulti conosciuta, o anche solo che l’ipotesi che possano essere quelli che cerco mi convinca, poi uno di loro fa un cenno di saluto nella mia direzione, assumo che il gesto sia diretto a me e mi avvicino. Quando li raggiungo la prima domanda la fanno loro ed è la più scontata.
«Oggi non corri?»
«No, oggi niente. Ieri l’avvocato mi ha detto che tra un paio di giorni dovrei essere ai domiciliari, due giorni di allenamento posso permettermi di perderli.»
«Ma sei un atleta professionista?»
«Sto cercando di diventarlo. Per ora guadagno qualcosa ma non abbastanza da viverci, per campare faccio il programmatore.»
«Non vorrei essere offensivo, ma come atleta mi sembri vecchiotto.»
«Faccio trail running, nella mia specialità quarant’anni è un’età ancora buona, specialmente nelle gare lunghe.»
«Trail running è la corsa su sentieri, vero? E quanto son lunghe le gare?»
«Si, è quello. Ci sono lunghezze diverse, quelle in cui faccio buoni risultati io però sono quelle oltre i cento chilometri.»
«Cento chilometri? A piedi? E quanto ci metti?»
«Dipende da quanto si sale. Cento chilometri in media tra undici e dodici ore, cento miglia oltre le venti.»
Dopo la mia risposta le loro espressioni sono quelle attonite che vedo abitualmente quando parlo del mio sport, non ho ancora capito se questa reazione mi inorgoglisce o mi disturba. In ogni caso ho causato un attimo di silenzio, di cui approfitto per portare il discorso su quel che mi interessa.
«Adesso mi faccio una figura di merda, scusatemi ma ho una memoria fotografica che fa schifo. Voi siete stati arrestati insieme a me l’altro ieri, vero?»
«Esatto.»
«Ecco, pensavo che visto che la vostra era evidentemente un’azione preparata vi sarete fatti un’idea di che conseguenze vi potevate aspettare, che penso siano le stesse che posso aspettarmi io.»
«Ce l’eravamo fatta sì, ma tu ci hai incasinato tutto.»
«Io? E come?»
«Eravamo in dieci contati e facevamo solo resistenza passiva, quindi al massimo potevano darci resistenza a pubblico ufficiale, probabilmente avremmo avuto la condizionale, nel peggiore dei casi i domiciliari. Con te però siamo in undici, quindi ci daranno l’aggravante, inoltre hai colpito un poliziotto…»
«Ma io…»
«Ehi, non siamo incazzati. Quella manganellata a Chiara poteva spaccarle la testa, fossi stato al tuo posto l’avrei fatto anch’io. Però resta che la situazione è molto peggiorata.»
«E poi comunque siamo così abituati al fatto che la gente non capisca e ci insulti che quando qualcuno addirittura ci difende non ci pensiamo neanche a criticarlo, qualunque sia il risultato delle sue azioni.»
«Resta però il fatto che per noi in questo caso il risultato non è positivo.»
«Ma non possono dire che eravamo insieme, non ci eravamo mai visti prima!»
«Sicuro? Basta che abbiano qualche foto in cui ci siamo passati vicini in una manifestazione e siamo fregati.»
«Tu partecipi a manifestazioni?» mi chiedono
«Fino a una decina di anni fa spesso, poi sempre meno.»
«Il che è buono, una decina di anni fa la maggior parte di noi era alle medie.»
«Se non hanno niente in quel senso per noi va tutto a posto, ma per te resta ancora il fatto che hai colpito un agente, che di sicuro si sarà fatto refertare almeno un paio di giorni di prognosi.»
«Che poi sono quelli che ti darebbero se sbatti il ginocchio in una sedia, ma detto così ‘Prognosi di due giorni’ fa tutto un’altro effetto»
«In ogni caso iniziare a dimostrare che prima di ieri non ci eravamo mai incontrati con te è utile a tutti.»
«E forse non frequentarsi qui dentro può essere d’aiuto?» azzardo
«Sia qui dentro sia fuori.» mi rispondono.
Io annuisco. «Ok, allora in bocca al lupo.»
«Anche a te.»
Mi volto e mi allontano. Muovo i piedi lentamente, non ho nessun posto in cui andare e nessun obiettivo da raggiungere, e questo mi richiama alla mente i poco piacevoli ricordi del lockdown, così vago un po’ per il cortile prima di andarmi a sedere su un altro gradone e cercare di ragionare un attimo.
Dimostrare che non ci conoscevamo non dovrebbe essere troppo complicato, negli ultimi dieci anni la mia partecipazione a manifestazioni di protesta è stata veramente scarsa, e d’altronde proprio la loro quantità è calata di molto, così come il numero di partecipanti. Ma anche alle manifestazioni che sono state indette io spesso non sono andato, mi vergognavo di non esserci ma spesso questo non bastava a farmi partecipare a qualcosa che mi sembrava inutile, e dopo aver osato tanto per la causa notav, ed essere arrivati tanto vicini a vincere, solo per poi veder crollare rapidamente quel che si era costruito in tanto tempo, non riuscivo a immaginare cosa avrebbe potuto riuscire a scalfire quello che in genere si definisce ‘il sistema’. Non certo la politica istituzionale, a cui non è permesso partecipare a chi non si sia dimostrato innocuo, e dopo aver partecipato alla campagna dei referendum per l’acqua pubblica, ed essere riusciti nella raccolta firme solo per vedersi scippare dalla corte costituzionale il quesito più importante, quello sull’obbligo di gestione pubblica, anche quella via mi sembra non percorribile. Quella del volontariato per associazioni di cooperazione internazionale invece, o della promozione di concetti come la finanza etica li avevo già abbandonati in passato, avendo provato a prendervi parte avevo verificato che producevano sì qualche effetto, ma troppo limitato rispetto all’urgenza della situazione.
Ma basta divagare, la cosa che conta ora, e che mi torna buona, è che probabilmente nelle manifestazioni a cui hanno partecipato loro io non c’ero, quindi su questo punto dovrei essere a posto. Magari dovrei confrontarmi ancora con Marco, ma penso di poter stare tranquillo. Dove non sono a posto per niente è la questione del calcio. L’unica via d’uscita che mi viene in mente è di dimostrare che sono intervenuto per proteggere qualcuno che veniva aggredito, ma come posso pensare di trovare dei testimoni di questo quando l’aggressore era un poliziotto? Al massimo potrebbero testimoniare i miei coimputati, ma questo potrebbe finire per essere più dannoso che utile.
Mi hanno detto che speravano di cavarsela con la condizionale, al massimo con i domiciliari, ma per me già i domiciliari sarebbero un problema. Un anno di domiciliari vorrebbe quasi sicuramente dire perdere lo sponsor, e quindi la possibilità di far diventare la corsa un lavoro. E tra il resto anche l’altro lavoro, quello da programmatore, è vero che posso benissimo farlo da casa come ho fatto per tutto il periodo covid, ma non è detto che la mia ditta, o il cliente a cui mi hanno affittato, siano disposti ad accettare questa situazione.
Calma Luca, calma. Non fasciarti la testa prima di essertela rotta. Dopodomani c’è l’udienza di convalida, vediamo come va, poi parliamo con Marco e cerchiamo di capire cosa si può fare.