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Amici di Sanremo

Ecco il secondo capitolo del saggio “Perchè Sanremo é Sanremo” di Vittorio Polieri e Adriano Pugno.

Scopriamo come e perchè si afferma un nuovo pubblico del Festival di Sanremo e, sopratutto, come i talent show hanno influito su questo cambiamento.


Capitolo 2
Amici di Sanremo

Se dovessimo tracciare un confine tra il vecchio Festival e quello attuale, apprezzato dal pubblico e dalla critica, non potremmo che cominciare dal decano, il vecchio dominus della manifestazione: il già citato Pippo Baudo. L’ultimo Festival condotto da Baudo, il tredicesimo, è datato 2008. Lo vincono Giò di Tonno e Lola Ponce, che portano il musical sull’Ariston e smuovono il pubblico con i loro sguardi infuocati, per quanto di mestiere.
Colpo di fulmine è un brano fuori tempo, che non c’entra nulla con la tradizione sanremese né con l’attualità discografica, vincitore perfetto per un Festival che appare completamente scollegato dallo spirito del tempo e che rimane, a oggi, l’edizione meno vista di sempre. 35,64%, sorpassata persino dai Cesaroni come share.
E i Sonohra a vincere tra i giovani, per completare il quadro. La tensione è altissima, il pubblico ha voltato le spalle al Festival. «Scazzottiamoci, prendiamoci a sputi in faccia, così fottiamo il pubblico, lo imbarbariamo e avremo un’Italia di merda» è la provocazione di Baudo. Facile il corollario: spingere sul trash e diminuire la musica, relegarla a pochi momenti tra un siparietto comico e l’ospite internazionale di turno. Sanremo, a ben guardare, non è più la casa della musica. Da qualche anno i talent show hanno messo la freccia come migliore miscela tra musica e televisione. Dopo un breve collaudo con trasmissioni sporadiche come Operazione Trionfo o Popstar, un colosso come Amici di Maria De Filippi e il neonato X Factor salgono alla ribalta, offrendo uno spettacolo rapido, frizzante e vicino ai gusti del pubblico, che vota e sostiene i propri beniamini partecipando attivamente allo show. Il confronto tra l’arena di Amici, scatenata, giovane e piena di vita, e i soliti noti assisi sulle scomode sedie dell’Ariston è impietoso, e a Sanremo sembra tirare un’aria di crisi che non si vedeva da almeno tre decadi, gli anni di Gente del sud di Gilda. La finale di Amici del 2008 vede uno share del 35,38%, praticamente identico rispetto ai risultati della kermesse sanremese: il vincitore di quell’anno è Marco Carta. Segnatevelo da qualche parte, ci ritorneremo. “Contemporaneizzare” il Festival. Dopo la brutta performance di Baudo è questa la parola d’ordine in RAI, per una manifestazione che è sempre stata orgogliosamente in retroguardia.
La cinquantanovesima edizione del Festival richiama un conduttore amato e popolare come Paolo Bonolis, insieme al suo eterno sodale Luca Laurenti. Ma è l’ultima chance: secondo Fabrizio Del Noce «è questione di vita o di morte», un ulteriore flop porterebbe al ridimensionamento e alla chiusura del Festival, o magari a un declassamento sui vari rai 4 o rai 5, chissà.

Le novità proposte da Bonolis sono tante, e tutte decise a puntare su un pubblico giovane, quello che ha sempre disertato la kermesse: far duettare le Nuove Proposte, tra cui spiccano Arisa e Malika Ayane, con big della musica italiana come Cocciante o Pino Daniele. O inventare un concorso collaterale con novanta artisti da ascoltare e votare sul sito ufficiale del Festival. Ma la doppia mossa che cambierà per sempre il destino del Festival è la partecipazione del novello vincitore di Amici, Marco Carta, e la vittoria finale decisa unicamente (o quasi) dal televoto.
Sembra poco, diventerà tutto. Dietro gli schermi, insieme al sonnacchioso pubblico over 40 che è stata la destinazione naturale del Festival fino al 2008 e che ormai si dimostra sempre più indifferente alle sorti sanremesi, c’è una massa critica che va dai 15 ai 30 anni che si fidelizza ai propri beniamini e che è pronta a sostenerli in ogni occasione, a prescindere dalla cornice e dal canale. È il pubblico dell’ultimo Festivalbar e di mtv quando ancora era una Music Television, cresciuto con Total Request Live e Top of the Pops, più interessato a partecipare che a fare da spettatore. Più avvezzo al televoto che al telecomando.
Un pubblico nuovo, musicalmente orfano, che ha voglia di affezionarsi e dire la propria.
L’edizione del 2009, escludendo la rivoluzione del televoto, non spicca per la qualità delle canzoni né per la curiosità suscitata o il successo a posteriori. La svolta rock degli Afterhours o il rap del Gemelli DiVersi sono meteore sul palco dell’Ariston, i ritorni di Fausto Leali e di Iva Zanicchi sono una costante fin troppo nota, e persino artisti nel pieno della maturità come Marco Masini, Alexia o Francesco Renga rischiano di inflazionare la loro presenza alla competizione. Marco Carta, malgrado una canzone sicuramente non memorabile, vince una gara senza storia. Basti pensare che le uniche due canzoni che rimarranno negli annali del Festival sono Luca era gay di Povia, che passa da interprete stralunato a cantautore della destra più retriva, e Sincerità di una debuttante Arisa, che vince la competizione delle Nuove Proposte. La provocazione e il personaggio, questi gli ingredienti complementari di un Festival basato sul televoto e sull’adattamento a un nuovo tipo di pubblico.
La finale di Sanremo in co-conduzione con Maria De Filippi, la bandiera della rivale Mediaset, sembra un inevitabile passaggio di consegne. Maria, peraltro, arriva persino a dichiarare che Sanremo è destinato a diventare «un naturale complemento ad Amici». Marco Carta non sarà il solo vincitore (o semplice concorrente di Amici) a primeggiare a Sanremo, ma la direzione presa dal Festival è e sarà quella di dialogare con le altre trasmissioni e soprattutto con il loro pubblico, scelta che salverà il Festival del 2009 e lo porterà, negli anni, a un’insospettata età dell’oro.
Basti pensare all’edizione appena successiva, nel 2010. Quella con Antonella Clerici alla conduzione ed Emanuele Filiberto in gara insieme a Pupo e al tenore Luca Canonici, con l’orchestra che lancia gli spartiti per protestare contro l’exploit del bizzarro trio, a un soffio da una clamorosa vittoria.
Se nel 2009 a rappresentare i talent c’era solo il vincitore Marco Carta, e Karima, altra ex concorrente di Amici, a gareggiare tra le Nuove Proposte, l’edizione del 2010 calca la mano valorizzando i propri prodotti televisivi: da X Factor provengono infatti Marco Mengoni, Noemi e Tony Maiello, oltre al giudice Morgan, e gli stessi Pupo ed Emanuele Filiberto sono a tutti gli effetti dei volti rai. Il primo conduce I Raccomandati, mentre il secondo ha gareggiato a Ballando con le stelle. Amici presenta solo Valerio Scanu, che nel talent di Maria De Filippi aveva ottenuto la medaglia d’argento arrivando alle spalle di Alessandra Amoroso. La canzone, Per tutte le volte che, è stata scritta da Pierdavide Carone, che all’epoca è ancora concorrente del talent di Maria De Filippi. Ve la ricordate? È quella del famigerato verso «e far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi», rendendo il Trasimeno o il Lago di Bracciano dei postriboli per amanti focosi, come da parodia di Elio e le Storie Tese.
La traiettoria di Valerio Scanu è senza precedenti all’interno del Festival. Alla seconda giornata del Festival, Per tutte le volte che è già provvisoriamente eliminata dalla giuria demoscopica, e deve giocarsi tutto ai ripescaggi. Ci sono cinque canzoni per due posti, e ogni concorrente si esibirà in duetto. Scanu sceglie Alessandra Amoroso, ed è questa la mossa che dà una spinta inaspettata alla sua partecipazione: Per tutte le volte che viene ripescata insieme al famigerato Trio, e sempre insieme arriveranno in finalissima: terzo incomodo, neanche a dirlo, Marco Mengoni. Il secondo duetto con Alessandra Amoroso, nella quarta serata, coinvolge le diverse fazioni del pubblico di Amici e porta Scanu a completare la remuntada e a vincere la kermesse.
Se prendiamo anche le Nuove Proposte, vinte dall’intenso romanticismo partenopeo di Il linguaggio della resa di Tony Maiello, possiamo dire che i talent non hanno semplicemente vinto il Festival, ma lo hanno reso un proprio feudo.
Una serie di pesi e contrappesi nelle edizioni successive ha cercato di riequilibrare la gara, che è stata vinta comunque nel 2012 da Emma Marrone, che nella serata dei duetti si è presentata, manco a dirlo, con la portafortuna Alessandra Amoroso, e nel 2013 da Marco Mengoni.

Intendiamoci, i vari Al Bano, Roby Facchinetti, Maria Nazionale, Orietta Berti o Patty Pravo non hanno smesso di calcare l’Ariston. La loro presenza garantisce al Festival il contatto con la tradizione, con i suoi ritmi e i suoi temi. Ma Francesca Michielin che sfiora la vittoria in singolo e, anni dopo, con Fedez, Chiara Galiazzo passata da X Factor alla pubblicità della Tim, la meteora Nathalie, la classe di Michele Bravi, Lorenzo Fragola, i The Kolors, Annalisa amata dal pubblico e molto meno dai giornalisti, Giusy Ferreri prima della svolta verso i tormentoni estivi, i Dear Jack in formazione originale e persino in lotta fratricida con Alessio Bernabei contro i membri rimasti, sono tutti artisti che hanno portato pubblici diversi ad affezionarsi a un Festival che non era il loro. Eddy Anselmi, nel suo Il Festival di Sanremo, ci ammonisce: in televisione nulla è nuovo tout court, il gioco di rimandi e citazioni fa parte delle fondamenta del mezzo televisivo. Il Festival del 1956, con la vittoria di Aprite le finestre di Franca Raimondi, ha visto competere debuttanti assoluti sul palco dell’Ariston. L’idea era quella di far gareggiare le canzoni, piuttosto che i cantanti, ma con l’occhio di oggi è difficile non vedere in questo tentativo un prototipo delle odierne dinamiche da talent show. Nelle edizioni degli anni Sessanta e di poco successive, grande era l’attenzione per i cantanti di Settevoci o Canzonissima che si fronteggiavano a Sanremo. Ma era un’epoca in cui l’offerta televisiva si racchiudeva in un paio di canali, i media erano pochi ed erano trasversali alle varie generazioni, e per provare a convincere il pubblico più giovane i tentativi erano blandi e si limitavano a qualche artista più sbarazzino e poco altro.
Puntare sul sistema di voto e sui talent show, accettando un compromesso storico con il campione di ascolti di Mediaset, è ciò che ha salvato il Festival e che ha segnato il passaggio da una generazione all’altra come fruitori e custodi della tradizione sanremese. Nel 2009, poco dopo l’annus horribilis di Baudo, succede tutto questo. E non solo: proprio nel 2009 in Italia arriva un social network che sembra spazzare via i vari Netlog e MySpace. Si chiama Facebook, e oltre a cambiare per sempre la nostra vita, porterà la rivoluzione sanremese alle conseguenze più inaspettate. E questo no, non è l’inferno. Non più.