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L’incontro

Eccovi il primo capitolo di Danzando con il demonio, il nuovo romanzo di Maria Angela Damilano. Il libro è in uscita il 15 marzo, ma è già disponibile in preordine sul sito!


L’incontro.
Danzando con il demonio
Capitolo primo.

Me ne avevano parlato. «C’è una ragazza, coi capelli ramati, come un pentolone appena lucidato, una ragazza dal fisico snello e agile. Ha il viso cosparso di lenticchie[1] e occhi grandi verdognoli, sorride con lampi di luce o si rabbuia e diventa selvatica. La noti in mezzo alla gente, non sta mai ferma ed è vivace come una trota che sfugge tra le mani del pescatore. Prima o poi la troverai, è impossibile che non ti capiti. Tu sei sempre in giro a suonare e lei, quando sente la musica, corre e balla, balla come nessuna mai».

Io suono la musa, a volte vado in giro da solo, a volte con un amico che suona il piffero[2]. Le feste sono il mio pane, nel vero senso della parola, perché io della mia musica ci vivo e a volte mi vanto: non ho mai lavorato un giorno.

Ho imparato a suonare da bambino, stavo sempre attaccato a mio nonno e alla sua musa che ora è la mia.

Mi chiamano spesso, ma io giro, conosco tutte le feste, quelle di un Santo, quelle delle stagioni, quelle dei matrimoni. Arrivo e so che c’è da portare allegria, quando si può.

Perché la vita è dura, ma bisogna alleggerirla e la musica si libra nell’aria libera come una poiana che solca il cielo con le sue grandi ali.

Basta un’aia, un angolo dove mettersi con gli strumenti e poi partire con una di quelle melodie che fanno friggere i piedi e battere le mani; e piano piano escono dalle case uomini, donne, bambini e corrono a saltare e zanzare[3] che, in quel momento lì, si dimenticano anche della fame.

Io quando li vedo fare il cerchio o ballare in coppia, scambiandosi tra loro, sono davvero felice, perché per qualche momento li vedo liberi, liberi come non sono mai.

Ci sono tante grida che contengono divieti di far festa, di suonare, danzare, di girare in maschera[4], ma più le proibisci, più viene voglia di farle, le feste.

Così l’Agnesa la conoscevo già prima di vederla e, a volte, me la figuravo un po’, con quei capelli rossi e quegli occhi verdi e lucenti.

L’immaginazione può portare alla delusione se si esagera nel fantasticare, ma può capitare anche il contrario e allora la sorpresa è grandissima.

Infatti fu proprio così, un lampo, un tuffo al cuore, un rimescolio che non so descrivere.

Suonavo in una cascina per una festa della bella stagione[5] quando dal buio entrò nel cerchio un turbine. Per prima cosa vidi i piedi illuminati dalle fiaccole, due piedi che avevano lanciato gli zoccoli ed erano nudi e impolverati.

Non avevo mai visto dei piedi muoversi così. Avevo visto e ammirato tanti valenti ballerini, ma piedi così scatenati non li avevo visti mai. Seguivano il ritmo e i passi della danza, ma si libravano nell’aria come avessero avuto le ali, come se un alito misterioso li sospingesse verso l’alto.

Rimasi incantato.


[1] Lentiggini.

[2] Sono gli strumenti usati anticamente nel repertorio musicale e coreutico delle cosiddette Quattro Province.

[3] Danzare.

[4] Si allude a divieti e provvedimenti in applicazione nel territorio del Vescovado negli anni in cui è ambientata la vicenda (1500-1530).

[5] Le feste stagionali erano collegate ai culti e alle usanze pagane, mai scomparse, anche dopo la diffusione del Cristianesimo.