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A Rovaniemi tirava aria di burrasca. Gli elfi avevano visionato tutte le letterine pervenute, costruito e confezionato tutti i regali, la magica notte si stava avvicinando, mancava solo una settimana.

C’era però un’agitazione mai vista prima da quelle parti, un’agitazione che potremmo definire “sindacale”.

Le renne erano scese in sciopero e picchettavano i laboratori dì giocattoli e le rimesse delle slitte.

Era stata una renna di nome Carla ad aver sollevato le colleghe spingendole a ribellarsi.

– Amiche, colleghe, compagne, è ora di alzare forte i nostri bramiti! Siamo sfruttate e private di ogni garanzia. Pensate solo alla sicurezza, ci tocca volare con tutti i climi, ci tocca planare su tetti ghiacciati e non abbiamo nessuna forma di risarcimento in caso di infortunio sul lavoro. Per un anno intero siamo tenute a pascolare, ma in una sola notte siamo sottoposte a un lavoro massacrante, stressante, con un ritmo davvero esagerato e proprio nella notte in cui tutti riposano al calduccio. E vogliamo parlare della retribuzione: una semplice razione di fieno, nemmeno un rimborso spese! Il principale potrebbe almeno ideare un Babbo Natale Prime con un abbonamento fisso annuale ed erogarci un compenso a cottimo… in fondo, questa storia della consegna gratuita deve finire, siamo mica dei camalli!

– E allora, cosa consigli di fare? – Chiesero le altre renne infervorate.

– Presenteremo un cahier de doléances a Babbo Natale e vedremo se verrà incontro alle nostre richieste.

Stilarono l’elenco delle lamentele e si presentarono all’ufficio del principale.

Il più famoso Babbo del mondo stava facendo merenda; il vecchio era a rischio diabete, eppure in quel momento stava sbafandosi una cioccolata con dolcetti speziati che gli aveva preparato un’elfa un po’ leccapiedi, desiderosa di far carriera in azienda.

Le renne, dopo essersi fatte annunciare, entrarono in silenzio e deposero il documento con le loro rivendicazioni sulla scrivania.

Si aspettavano un cenno qualunque dal signor Natale, ma lui continuò imperterrito a intingere i biscotti nella cioccolata (era un gran goloso!).

La reazione fu allora molto dura: le renne uscirono infuriate e incrociarono gli zoccoli. Apparvero ovunque cartelli con la scritta Santa’s reindeer on strike; le renne, riunite in un consiglio di fabbrica, dichiararono che la notte di Natale avrebbero scioperato a oltranza.

Babbo Natale, forse anche per il freddo o per l’artrosi, si era irrigidito sulle sue posizioni: nulla sarebbe stato concesso e le renne avrebbero dovuto compiere il proprio dovere, senza fare tante storie.

A questo punto gli elfi presero l’iniziativa: era necessario sbloccare la situazione. Il capo degli elfi, addetto alle pubbliche relazioni, organizzò degli incontri paralleli con renne e Babbo, ma niente da fare, i contendenti non recedevano di un passo dalle proprie posizioni.

Tra le renne circolava questo preconcetto in merito agli elfi: gli elfi lavoravano comodamente nei loro laboratori diluendo gli impegni nell’arco un periodo mediamente lungo e la notte di Natale se ne dormivano tranquillamente nelle loro casucce di legno, sotto i loro piumoni rossoverdi. Come potevano capire la vitaccia delle renne, al freddo, al gelo, che dovevano correre all’impazzata per consegnare tutti i doni in una sola notte? No, non potevano capire.

D’altra parte Babbo Natale, più burbero del solito, non voleva sentir ragioni e scacciava gli elfi in malo modo.

I giorni passavano e la situazione non evolveva in senso positivo, anzi si cominciava a pensare che quell’anno i bambini non avrebbero trovato nulla sotto l’albero di Natale.

Il capo degli elfi friggeva, aveva costantemente le orecchie a punta rosso fuoco dall’agitazione. Il suo pensiero fisso era cosa fare di tutti quei doni, di tutti quei pacchi che l’anno successivo sarebbero stati inutilizzabili. Che fare? Fu l’elfa leccapiedi ad avere un’idea: si sarebbe potuta fare una grande svendita alla Befana.

Una piccola delegazione di elfi si recò dal principale per azzardare la proposta.

Babbo Natale ascoltò contrariato e poi sbottò: – Ma figuriamoci! La vecchia è tirchissima, non vedete come va in giro tutta rattoppata e con le scarpe scalcagnate! Farà un’offerta al ribasso. Piuttosto lascio marcire tutto! E poi, pensateci bene, è da sola, con quella scopa e un sacco, suvvia, non è attrezzata! Non se ne parla proprio!

Gli elfi uscirono sconsolati, ci avevano provato, ma niente, bisognava rassegnarsi.

Le renne, invece, erano su di giri, avevano organizzato una grande manifestazione a cui avrebbero partecipato rappresentanze di renne e alci da tutta la Finlandia.

La vigilia di Natale un grande corteo con striscioni tesi da corna a corna giunse fino all’ufficio di Babbo Natale e si mise a scandire slogan come: – Siamo renne, oltre alle corna c’è di più.

Babbo era furente, ebbe uno scoppio d’ira e cominciò a devastare il proprio ufficio buttando tutto in aria. E, proprio nel pieno della sfuriata, un album di fotografie cadde da una mensola molto in alto.

Il librone cadde a terra sollevando non poca polvere e si aprì su una pagina a caso, dove campeggiava una fotografia.

Babbo si fermò di colpo e raccolse l’album. Rimase impietrito a guardare la foto di un giovane un po’ robusto con i capelli lunghi neri e una folta barba anch’essa nera. Portava al collo un fazzoletto rosso (cominciate a capire il motivo del colore della sua divisa?) e reggeva un cartello con la scritta “Giocattoli gratuiti per tutti i bambini del mondo”.

Chi era quel giovane? E chi era quel vecchio che guardava stupito la foto? Fissò a lungo la sua immagine di quando ventenne manifestava per le strade in nome dell’uguaglianza con la sua già folta barba, che gli aveva procurato il soprannome di “barbudo” come i seguaci dei barbudos, che avevano per modello Che Guevara e Fidel Castro.

Una lacrima scese sulle paffute guance e si intrufolò tra i riccioli bianchi della barba; Babbo scrollò la testa. Aveva sì realizzato l’opera benefica più grande del mondo, non a caso a vantaggio dell’infanzia: i bambini gli erano sempre piaciuti e tanto, ma in nome dell’efficientismo aveva scordato i valori per cui da giovane aveva combattuto. Soprattutto aveva chiuso gli occhi nei confronti dei più deboli e in quel contesto gli esseri più deboli erano proprio le renne.

Fece chiamare Carla. La renna capo arrivò molto carica per gli effetti della manifestazione e si stupì quando Babbo Natale la fece accomodare tutto sorridente.

La trattativa fu portata a termine in modo proficuo per entrambe le parti.

Le renne rimasero soddisfatte, gran parte delle loro richieste furono accettate e Babbo Natale si assicurò un volo tranquillo per la notte che stava arrivando.

In gran fretta venne approntato il tutto, lucidata la slitta, preparato il carico e sistemate le scorte. Le renne furono equipaggiate di stivaletti antiscivolo ed ebbero una razione extra di cibo.

Venne l’ora prefissata e Babbo Natale salì a bordo. Strizzò l’occhio alle renne e, mentre si libravano nella gelida aria, pensò a un brano musicale da ascoltare per iniziare il viaggio. La scelta cadde su We are the world. Come gli piacevano gli acuti di Cyndi Lauper!

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Secondo racconto natalizio inedito di Maria Angela Damilano, autrice dei volumi 1926. Attentato al Duce (2015) e Sante Pollastro e le storie del Borgo (2017), pubblicati nella collana di narrativa dedicata al territorio Chilometrozero.

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