Lavoro e integrazione devono essere priorità

«Lavoro e integrazione devono essere priorità, l’emergenza è l’occupazione che continua a scarseggiare per tutti, immigrati e non».

Apre così la nostra intervista l’autrice Federica Verrillo, insegnante di scuola primaria e secondaria di primo grado, che conduce laboratori teatrali di inclusione: durante la sua esperienza di educatrice ha sentito il bisogno di promuovere l’interculturalità. Per questo motivo ha scritto, insieme a Francesca Guccini, il libro per bambini sulle religioni del mondo (con uno spazio dedicato ai non credenti) Uno, nessuno, cento Dei. Tu chi sei? (collana I Gerbilli), illustrato da Giulia Guerra.

Qui Verrillo risponde ai nostri tre quesiti sull’immigrazione in Italia, tre quesiti che partono dall’analisi proposta da Angelo Scotto (ricercatore in Scienza politica presso l’Università degli Studi di Pavia) nel volume Emergenza permanente. L’Italia e le politiche per l’immigrazione, pubblicato questo mese nella collana Saggi.

Emergenza. «Secondo i dati aggiornati al 1 gennaio 2017, gli stranieri residenti in Italia sono 5.047.028, l’8,3% della popolazione complessiva. A essi si aggiungono i migranti forzati inseriti nel sistema di accoglienza: circa 180.000 nel 2017 (IDOS 2017), e i migranti irregolari, il cui numero attuale è stimato intorno ai 435.000 (ISMU 2012; 2017). […] È importante notare che la crescita dei residenti immigrati è piuttosto sostenuta sino al 2014, mentre negli anni successivi, pur continuando ad aumentare, lo fa con ritmi più lenti: tra il 2014 e il 2017 risultano circa 125.000 stranieri residenti in più; l’aumento era stato di 534.000 unità tra il 2013 e il 2014» (Scotto, 2018).

C’è dunque un’emergenza migranti nel Paese? Quali sono i fattori che spingono una larga fetta della popolazione autoctona italiana a considerare il fenomeno in termini emergenziali?

«L’emergenza immigrazione è “creata” dalle fake news che diffondono paura e timore, l’emergenza vera è il lavoro che continua a scarseggiare. Ma, il nostro sguardo cade sul migrante, è lui il colpevole. L’Italia è sempre stata un Paese di emigrazione, non è abituata a ospitare culture differenti; mancano le infrastrutture per ospitare le persone e la burocrazia per richiedere i permessi di soggiorno costa sempre più tempo, che il migrante non ha. Inoltre, come da copione, le organizzazioni criminali ci lucrano sopra, molte sono le cooperative che dicono di occuparsi dei migranti e di ristrutturare i luoghi in cui vengono accolti con i soldi dello Stato, ma non lo fanno. A mio avviso le emergenze sono altre ed è importante riconoscerle».

Sicurezza. «Tra i temi connessi all’immigrazione, la questione della sicurezza è quello che ottiene più risalto rispetto all’effettiva salienza. Questo poiché l’espressione concreta del problema riguarda spesso casi di cronaca che ottengono una forte esposizione mediatica. […] La presenza di immigrati determina un aumento del numero e della frequenza di reati nella società ricevente? Gli immigrati tendono a delinquere più degli autoctoni?» (Scotto, 2018).

«Da un articolo de “Il Post” di lunedì 5 febbraio 2018, si può dedurre che tra criminalità e immigrazione non c’è correlazione, grazie alla citazione di uno studio svolto nel 2009 dal Centro Studi e Ricerche Idos insieme a “Redattore Sociale.  Gli stranieri regolari compiono più o meno lo stesso numero di reati degli italiani; per quanto riguarda gli irregolari invece, non si hanno dati precisi. Certamente chi è sul territorio irregolarmente per sopravvivere, sarà inserito in un contesto criminale. È una situazione delicata, che dovrebbe portare in sede politica riflessioni e l’attuazione di strategie atte a migliorare la vita dei migranti. Per i cittadini invece, è importante continuare ad informarsi il meglio possibile, rimanendo vigili e sviluppando sempre più un pensiero critico».

Identità. «Un tema legato alla presenza straniera che è meno facilmente analizzabile con parametri quantitativi, ma non per questo è meno presente nel dibattito pubblico: si tratta dell’influenza che il fenomeno migratorio eserciterebbe sulla cultura e l’identità dei paesi di destinazione, con il rischio annesso di indebolire o eliminare quella autoctona. […] A livello di politiche pubbliche il confronto principale […] verte sui diversi modelli di integrazione culturale, dove i principali sono il multiculturalismo e l’assimilazionismo. […] Il multiculturalismo prevede il riconoscimento e il rispetto di tutte le culture delle minoranze che esistono nel Paese. […] Le politiche assimilazioniste limitano le culture minoritarie alla sfera privata e richiedono agli immigrati la piena adesione alla cultura del Paese ospitante» (Scotto, 2018). Verso quale posizione si dirige l’Italia? Quali sono quotidianamente le posizioni degli italiani (sul posto di lavoro, a scuola, nel quartiere di residenza) rispetto all’identità culturale degli immigrati? E viceversa?

«A mio avviso c’è l’idea comune del “sei a casa mia e perciò segui le mie regole” e ci sono anche molte persone immigrate nel nostro Paese che accolgono questa idea e che fanno di tutto per essere accettati. Un mio amico ivoriano mentre mi raccontava la sua storia, il suo viaggio e la sua permanenza in Italia, mi ha detto “ noi dobbiamo dimostrare di essere delle buone persone e dobbiamo lavorarci tutti i giorni”. A causa di notizie e fatti successi, i migranti per farsi accettare devono dimostrare di essere delle brave persone. A causa del colore della pelle, della cadenza linguistica, della barba lunga e del turbante sono costretti a dimostrare la loro gentilezza e onestà. Per questo sono importanti le politiche sull’immigrazione, per promuovere luoghi di incontro e confronto, spazi in cui ci si può conoscere e scoprire che dietro alle diversità siamo tutti umani, perciò restiamo umani».

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