Seguite l’esempio del Redentore: bevete Citronspriz!

Seguite l’esempio del Redentore: bevete Citronspriz! Concedetevi un miracolo!

Lo spot telepatico mi solleticò la corteccia cerebrale. Aumentai i livelli del cerebrovallo ed esclusi tutte le comunicazioni pubblicitarie. Fino a quando gli hacker a libro paga di Printemps non fossero riusciti a forzare i nuovi filtri. Poco male: dopo pochi minuti gli stessi hacker avrebbero provveduto a passare, sottobanco, alle multinazionali degli antivirus le chiavi per ristabilire l’equilibrio.

Pochi istanti per un download protetto e tutti i cervelli sarebbero stati al sicuro.

La faccenda era un po’ più complessa per gli Arturiani che dovevano fare un download per ognuno dei loro sette cervelli.

Problema degli Arturiani, pensai, e trasmisi alla monoweehl il nuovo obiettivo.

Nulla di impegnativo: trovare l’ultimo profumo di Goslow per Angela, mia sorella, districarmi nel traffico umano e non, raggiungere il centro teletrasporto per le ore 2.200 (tempo galattico), infilarmi in una cabina e saltare nel salotto di casa, al numero 14.732 di via Romea, Grande Emilia.

In tempo per la cena della Vigilia: brodetto di pseudo pesce e grigliata di sintototani ripieni. Per vino un ottimo bianco di Cygni Terzo.

Consultai l’orologio subretinico: le ore 1.723. C’era tutto il tempo.

Il reparto cosmetici di Printemps è grande come la Costa Occidentale; per fortuna il settore Umani non supera per estensione Big Los Angeles. Le guide commerciali installate nella monoweehl mi sarebbero state d’aiuto.

Sfrecciavo tra i clienti provenienti da tutto il braccio Alfa della Galassia a 400 chilometri all’ora e intanto consultavo il mentpliant informativo: cercavo una certa nuova periferica per il mio intrattenitore sessuale che avevo deciso di regalarmi per la prossima trasferta bimestrale, quando tutto si spense.

Quando dico tutto, intendo tutto.

Avete presente un pianeta commerciale, anzi il Pianeta Commerciale per antonomasia, che si pianta, tutto d’un botto?

Impensabile.

Inimmaginabile.

Accadde.

Vidi, o meglio, non vidi. Il buio.

Udii, o meglio, non udii. Il silenzio.

Fu una strana esperienza. Ogni supporto elettrico cessò di lavorare. Tutte le connessioni si interruppero.

I Gruppi di Continuità fallirono e lasciarono al buio (e a piedi) l’intero pianeta.

Nel cervello nessun impulso, nessun messaggio.

Scesi dalla monoweehl immobile e mi guardai attorno. Ogni genere di essere senziente era immobile nell’oscurità.

Solo la presenza di qualche Siriota garantiva una vaga luce, grazie alla bioluminescenza delle ghiandole mammarie, caratteristica che rendeva le escort di questo pianeta piuttosto richieste sul mercato delle transazioni sessuali.

Rimanemmo fermi per un tempo indefinibile, in attesa che tornasse l’energia. I minuti, le ore, trascorsero senza che ne avessimo percezione. Nel silenzio totale.

Nessuno era abituato a parlare.

Anche tra umani, figuriamoci tra specie diverse.

– Auguri! Buon Natale!

Un pupazzo a batteria, vestito di rosso, gridò dagli scaffali di un antiquario.

La voce meccanica, graffiante, spaccò il silenzio.

Mi rivolsi alla persona che stava al mio fianco e sorrisi.

– Auguri – gracchiai con una voce che non ricordavo più di avere.

– Auguri – dissi anche al tetrapode di Alpha Centauri, il quale mi sorrise con le sue due bocche.

E continuai così. Augurio dopo augurio, la voce schiariva, il tono assumeva modulazioni festose e una strana ebbrezza mi attraversò, con un brivido.

Andai in giro, cercando il contatto e ascoltando la mia e le altre voci.

Tanti fecero lo stesso in una confusione indicibile.

Quando tornò la luce, parecchie ore dopo, mi sorprese abbracciato a una Siriota della quale non ricordo il nome.

Sentii i software mentali che stavano salendo e con un gesto brusco li esclusi.

Vidi la mia compagna fare lo stesso. Notai che non eravamo gli unici.

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Racconto inedito di Michele Rocchetta, autore del romanzo L’ombra del Duce, 2016, collana Narrativa.