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Riportiamo di seguito la recensione di Stefano Colavecchia al saggio Monisms and Pluralisms in the History of Political Thought, a cura di Andrea Catanzaro e Sara Lagi, pubblicata in «Nuova Rivista Storica», Anno CI, Gennaio-Dicembre 2017, Fascicoli I-III, Bollettino bibliografico: Schede.

Monisms and Pluralisms in the History of Political Thought

di Stefano Colavecchia

Il volume curato da Andrea Catanzaro e Sara Lagi si sviluppa attorno ai temi dibattuti nel convegno tenutosi a Genova nell’ottobre 2015 dal titolo Monismo e pluralismo nella storia del pensiero politico. Dodici contributi di giovani studiosi di varie discipline affrontano da diverse prospettive di ricerca l’apparente inconciliabile dicotomia tra monismo e pluralismo, cercando di superare lo steccato culturale che associa al primo una connotazione negativa legata a dogmatismo e fanatismo, mentre al secondo viene riservata un’accezione del tutto positiva. Come avverte Catanzaro, si tratta di una semplificazione arbitraria e ideologica, lasciata dunque da parte nelle pagine del volume, che concentra piuttosto la sua attenzione sull’analisi delle interpretazioni storiche – e delle loro profonde differenze – di due estremi della storia del pensiero politico. Attraverso la comparazione degli Achei nel testo omerico e nelle versioni di Hobbes, Catanzaro ha messo in luce come monismo e assolutismo siano termini chiave per comprendere le strutture e orientarsi tra i concetti portanti del pensiero politico hobbesiano. Richichi ha preso in esame la posizione radicale di Boulanger, che all’alba del XVIII secolo individuò nella teocrazia e nel principio monistico connaturato a ogni religione il momento del declino della vita umana, che sostituiva un principio autoritario alla ragione. Il principio di libertà e il suo sviluppo tra politica, storia e religione nel pensiero di Benjamin Constant è al centro del lavoro di Sciara, mentre il legame tra libertà, pluralismo e democrazia in Frances Wright costituisce il focus del contributo di Falchi. La riflessione sulla natura del potere politico e sull’unità del corpo politico è l’elemento sotteso ai contributi di Suin e Morganti, che si sono concentrati su due autori di epoche tra loro distanti come Alberico Gentili e Romano Guardini. Suin ha affrontato il pensiero di Gentili riguardo al nodo cinquecentesco della difficile convivenza, sul nuovo terreno delle relazioni interstatali, del principio teorico d’uguaglianza tra gli stati e diversità religiosa. Morganti ha invece ripercorso il rifiuto di ogni forma di totalitarismo e l’enfasi sul ruolo pubblico della religione nella Germania di Weimar da parte di Guardini, che andò alla ricerca di un equilibrio tra le istanze del monismo e del pluralismo in vista di un nuovo ordinamento politico e sociale che combinasse libertà e stabilità. Un’analoga critica del totalitarismo compare nell’analisi di Vogelin compiuta da Stradaioli, che sottolinea come la teoria della rappresentanza sia collegata alla definizione di un campo di azione e riflessione politica e filosofica capace di dare vita a un ordinamento statale giusto e rinnovato. Il pensiero del fondatore del partito Ba’ath, Michel Aflaq, basato su un principio monista di recupero d’identità araba e rinascita islamica è stato ripercorso da Stegagno, mentre il contributo di Abdolmohammadi si focalizza sul rapporto tra politica e religione e le forme “pastorali” del potere politico e sulla tradizionale avversità, in età contemporanea, da parte della filosofia anglosassone delle tendenze monistiche. Su un fronte diverso, quasi a fare da ponte tra le diverse analisi scientifiche del volume, Parodi ha riletto lo sguardo proiettato oltre le tradizionali categorie politiche da David Mitrany, che elaborò in una prospettiva funzionalista il rapporto controverso tra il monismo tecnocratico e il pluralismo delle organizzazioni nel mondo contemporaneo. Sara Lagi ha invece analizzato il pensiero di Sir Isaiah Berlin e la sua strenua opposizione intellettuale a ogni forma di dogmatismo, politico e culturale. Lagi ha evidenziato come Berlin riservò invece un posto centrale al pluralismo di valori, scopi e scelte che devono essere non solo accettati ma anche tutelati nel moderno ordinamento pubblico. Le analisi contenute in Monisms and Pluralisms si sforzano dunque di guardare a monismo e pluralismo non come a due categorie teoretiche, quanto piuttosto a concentrarsi sulle direttrici di sviluppo dei loro diversi e molteplici significati, ricercando i frutti di una dialettica fertile tra due estremi formalmente irriducibili. L’articolazione complessa e sfumata della dialettica tra monismo e pluralismo appare dal volume come riconducibile a due sfere generali: quella della natura del potere e quella della sfera etico-morale, unite tra loro da una solida interconnessione e animata da un interrogativo ricorrente nella storia del pensiero politico circa la possibilità e i modi di garantire l’unità del corpo politico e la libertà al suo interno, che perdurano anche ai nostri giorni e costituiscono un aspetto centrale della riflessione politica e filosofica contemporanea.

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