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Skjoll: l’altra coda della lucertola – La solita storia

Ecco un estratto dal secondo capitolo del romanzo Skjoll: l’altra coda della lucertola di Andrea Torrente!

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La solita storia

Era quasi buio quando Aguilar si ritrovò in un luogo che, ormai da tempo, era un po’ come casa sua, anche se per una lucertola ogni posto con un tetto sopra la testa poteva essere una casa, ma le cantine della “Taverna dei Due Scudi” rappresentavano quel concetto più di tutti. Un posto caldo per l’inverno, con cibo e acqua a disposizione e soprattutto perché il proprietario, Oleg, era sempre disposto ad accogliere lui e Merlok a condizione solo di non farsi mai vedere dai clienti, che spesso e volentieri erano guardie o persone che non amavano vedere un “certo tipo di individui”. Diceva: -Se mi dovessero beccare che do rifugio clandestinamente a due come voi, mi ritroverei la taverna chiusa in men che non si dica. –
Era un po’ esagerato secondo i due ragazzi ma visto che era già così raro venire accolti senza tanti problemi, andava più che bene. La taverna si trovava verso nord rispetto a Piazza Luton, dopo una piccola zona residenziale nota per l’odore molto forte di umidità e legno marcio e una piccola stradina che dava verso destra che portava ad una bottega che vendeva decotti, unguenti e intrugli alchemici; questi ultimi, non tutti almeno, non erano in vendita dato che, tecnicamente, erano illegali. La bottega era praticamente di fronte alla taverna. “La casa di Elias” (questo era il suo nome), era una tappa fissa per Aguilar prima di andare ai Due Scudi, poiché il proprietario, Elias Mal, adorava spiegargli qualche piccolo trucco sul creare intrugli interessanti e curiosità di quando, anni addietro, studiava all’Accademia.
Quest’ultimo era un uomo di mezza età robusto ma molto basso, con i capelli che stavano ormai per sparire da una testa straordinariamente pallida. Aveva una voglia sotto l’occhio sinistro che, a detta sua, si era procurato quando era uno studente all’Accademia dopo aver ricreato una fiamma borosa (un esperimento che permetteva alle fiamme di diventare verdi, un evento riuscito a pochissimi). Molto probabilmente tutto ciò non era vero e in realtà quello sfogo era una semplice voglia.

Merlok era preoccupato per questo interesse morboso dell’alchimista nei confronti del suo amico, soprattutto per la brutta reputazione che egli aveva nella zona; molti sostenevano infatti che l’uomo avesse degli atteggiamenti malsani con i ragazzini. Ma tutto questo non importava ad Aguilar: quando entrava nella bottega, i suoi occhi si perdevano alla vista di calderoni, fumi che uscivano dalle provette, i numerosi libri che occupavano ogni spazio possibile delle tante librerie presenti all’interno. In un certo senso era questo luogo che aveva fatto appassionare così tanto il giovane all’arte dell’alchimia, arte che poi metteva in pratica nelle strade di Eldevang, l’ultima volta proprio qualche ora prima salvando quel principe di nome Ian.

-Era ora che arrivassi! – disse Merlok davanti all’entrata della cantina: -Si può sapere dove sei stato? – -Diciamo che sono stato in giro a fare l’eroe, per una volta. – rispose Aguilar cercando di chiudere con molta calma la porta e cominciando a spiegare all’amico quello che gli era successo. Mentre i due ragazzi parlavano, dal piano di sopra arrivavano voci provenienti probabilmente dal bancone di Oleg: era sempre difficile capire se la taverna fosse davvero piena di clienti oppure no, visto che o era colma di gente oppure vi erano i soliti tre o quattro ubriaconi che riuscivano a provocare lo stesso baccano di cinquanta persone.
-Per Elder, Ag! Hai salvato un principe. Ti rendi conto che cosa vuol dire questo? – esclamò Merlok -Che ora tutto il Casato Drummand mi sarà così riconoscente da cedermi il trono? – disse Aguilar con una mezza risata.
-No, idiota. Significa che ora i Drummand ti saranno eternamente riconoscenti e secondo la tradizione ti ricompenseranno profumatamente. – -E questo chi te lo avrebbe detto? –
-Beh l’ho sentito dire… –

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